Cucine dell’amore da tutto esaurito
Ieri sera la reggianissima cena con cappelletti e bolliti Oggi a Massenzatico il gran finale delle Cucine del Popolo
REGGIO EMILIA. Amore, piacere, passioni. Carnali e culinarie, spesso e volentieri mischiate insieme. Corrono a pieno ritmo le Cucine dell’Amore, l’edizione 2016 del convegno internazionale delle Cucine del Popolo come sempre in scena a Massenzatico, fra centro sociale Paradisa e Teatro Artigiano, quel teatro costruito proprio a fianco della prima casa del popolo italiana, quella voluta da Camillo Prampolini. Dopo l’avvio di venerdì pomeriggio, ieri Le Cucine del Popolo hanno iniziato a sfornare i piatti più prelibati.
A metà pomeriggio la tavola rotonda su cucine e amore con storici, gastronomi, filosofi come, Alberto Capatti, Alfredo Gonzales, Silvia Fabbi, Isabelle Felici e Lara Rangoni, mentre gli attesi Maggiani e Montanari hanno dato forfait. La cucina come eros, come passione di vita che spinge a continuare a vivere ogni giorno e che anzi fornisce motivazioni per farlo.
Dopo tante parole e riflessioni, a sera si è cercato di concretizzare con uno dei momenti più attesi, la reggianissima cena con cappelletti e bolliti, sempre capace di radunare centinaia di persone al teatro.
È la riproposizione, a un secolo esatto di distanza, di un veglione rosso organizzato da un gruppo di socialisti reggiani per il capodanno 1906. I cappelletti e i lessi cotti nello stesso brodo, le poderose e immancabili salse rosse e verdi e zuppa inglese, tutto condito da lambrusco. Una fedele replica dei piatti dell’epoca, che parlano di amore per la tradizione, quella tradizione che oggi verrà omaggiata con l’acqua d’orz, l’acqua d’orcio che fino al 1980 si poteva bere nelle piazze reggiane. L’acqua verrà offerta assieme allo zabaglione, uno dei rimedi afrodisiaci naturali più usati e citati, in un continuo scambio di amori e passioni.
Un’altra curiosità afrodisiaca, narra la leggenda, è quella della carne di piccione, una carne povera che nei secoli scorsi veniva usata anche per i cappelletti.
E anche di questo si parlerà nella parte conclusiva di queste Cucine, che a 15 anni dalla loro nascita – voluta da un gruppo di appassionati e militanti reggiani assieme a uno dei padri della critica gastronomica italiana, Gino Veronelli – continuano a convogliare persone da mezza Italia. E a chiamare ospiti di gran nome. Negli anni sono passati Gianni Mura, Maurizio Maggiani, Edoardo Sanguineti, Pino Cacucci, Carlo Lucarelli, assieme a decine di storici e di ricercatori e a tanti musicisti, chiamati a concludere le serate. E soprattutto sono arrivati cuochi, vignaioli, produttori di liquori, allevatori, tutti pronti a scambiarsi ricette e a fare comunella con la solidissima squadra delle rezdore di Massenzatico, che in ogni edizione – e per la festa del 25 aprile – preparano a mano migliaia e migliaia di cappelletti. Si è parlato di tutto, in questi anni, di rivoluzione, di solidarietà, di treni, mari e libri. Non poteva mancare ora l’amore, per il cibo e non solo. Perché il mondo si divide in due: chi mangia per vivere e chi vive per mangiare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
