Gazzetta di Reggio

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Le eccellenze reggiane “scippate” dai vicini

di Adriano Arati
Le eccellenze reggiane “scippate” dai vicini

Emerge dal dibattito la richiesta di una valorizzazione turistica dei prodotti tipici Gran finale, da copione, con i saluti accompagnati dalle note de L’Internazionale

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REGGIO EMILIA. “Forse Reggio ha perso qualcosa per strada?”. Un interrogativo che risuona forte, quello sulle prospettive turistiche e di valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti, uscito ieri mattina al convegno internazionale delle Cucine del Popolo, nell’ultima delle tre giornate di cibo e riflessioni. La mattina è iniziata con una riscoperta, quella dell’acqua d’orz, la storica bevanda a base di liquirizia per secoli consumata dai reggiani nei chioschi in centro. Luigi Rigazzi, marito dell’ultima erede della famiglia Piolanti che ha gestito nel ‘900 i baretti, ha raccontato la storia della bevanda e offerto assaggi di acqua dell’orcio.

La parola è poi passata al direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani, che ha parlato di “Amori e disamori” della cucina reggiana riprendendo le recenti riflessioni sulla gestione del turismo a Reggio. Un turismo che deve inevitabilmente passare anche dalla valorizzazione dei prodotti gastronomici tipici: «Ci sono due temi. Reggio ha tanti prodotti di qualità che però gli sono stati “rubati” dai vicini, Reggio si è vantata delle sue eccellenze ma non le ha promosse. Il Parmigiano Reggiano, forse per via dell’ordine alfabetico, richiama prima Parma. Lo stesso vale per l’aceto balsamico, che si produce sul versante reggiano del Secchia così come su quello modenese, ma viene collegato prima a Modena», ha ricordato. «La cipolla borettana a Boretto non si produce praticamente più. E io parlo anche da vicino di casa, da mantovano sotto al Po, un mantovano emiliano: Reggio e Mantova erano i centri principali di allevamento e produzione del maiale, e la capitale del prosciutto è a Parma». Questi temi portano anche a una seconda considerazione: «A Reggio cappelletti e gnocco fritto sono intoccabili, ma in realtà sono piatti che si trovano con nomi diversi da Parma sino a Ferrara, con differenze minime. Questi prodotti sono diffusi in maniera orizzontale in tutta la regione. Forse, se si vuole valorizzare i prodotti reggiani come unici bisogna ragionare in maniera verticale, longitudinale», ha suggerito Scansani. «Dovremmo procedere sulla linea nord-sud, per ricordare quali sono le eccellenze dal Po all’Appennino. Uso come esempio il prodotto forse più tipicamente reggiano, l’erbazzone. In montagna diventa scarpazzone perché era terra di mondine che tornavano con il riso, e scendendo verso la città diventa erbazzone. Questa direttrice permetterebbe di valorizzare davvero le tipicità reggiane. È una strada su cui ragionare insieme, e per questo lancio anche un appello alle tante realtà locali che si occupano di cibo. Trovatevi insieme, in centro, davanti a tutti. E chiedete agli amministratori pubblici di ascoltarvi, di ragionare con voi anche su questi argomenti».

Le Cucine del Popolo hanno poi salutato con un pomeriggio aperto dal pranzo preparato da alcune famiglie sinti. Lo scrittore toscano Maurizio Maggiani ha parlato degli amori degli anarchici prima di lasciare spazio ai “Dialoghi sull’amore” fra il filosofo Gianni Vattimo, il giornalista e scrittore Armando Torno e il giornalista della Stampa Claudio Gallo. Alle 19 è andata in scena una performance collettiva degli artisti Fluxus Philip Corner e R. Phoebe Neville, anticipazione della gnoccata. Dopo cena, il concerto del cantautore Alessio Lega e a mezzanotte i saluti, rigorosamente sulle note de L'Internazionale.

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