Le Iene a Reggio Emilia, tutti i retroscena sul "bordello" nel palazzo della Municipale
L'inviata del programma: "Ci è arrivata una segnalazione anonima". E il gestore ha "inseguito" la troupe fuori dal locale
REGGIO EMILIA. La Procura ha chiesto alla Squadra Mobile l’acquisizione del video. E sul caso ha subito aperto un nuovo fascicolo affidato alla pm di turno, Maria Rita Pantani, che ha sostenuto già l’accusa in un processo per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione che vede coinvolto anche il 70enne reggiano, Guido Beretti, nel 2011 titolare del “Giano Bifronte”.
È questo, dopo essersi chiamato anche “Le bugie di Sara”, uno dei nomi con cui era conosciuto fino a qualche tempo fa il “GuidoBaldo” di via Brigata Reggio – a due passi dalla sede della polizia municipale – il circolo privato finito al centro del servizio shock delle Iene, andato in onda domenica sera: un’inchiesta televisiva che, con una telecamera nascosta, ha svelato nel locale la presenza di ragazze che offrono prestazioni sessuali a pagamento.
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Proprio nello stesso palazzo del comando della polizia cittadina di via Brigata Reggio, dove tutti sembravano non sapere nulla. «Sai cosa c’è qua dentro? Un bordello», afferma senza mezzi termini in video una delle ragazze.
Ha il volto oscurato, come tutti i protagonisti del servizio. E all’infiltrato delle Iene si lascia andare a un racconto senza peli sulla lingua, elencando nel dettaglio un ampio ventaglio di prestazioni offerte nel circolo.
Qui il link diretto al servizio delle Iene
È questo uno dei passaggi principali del servizio, a firma dell’inviata, Veronica Ruggeri, intitolato “Hanno riaperto i bordelli?”. Un’attività spiegata dallo stesso gestore del circolo, anch’egli con il volto oscurato, che davanti alla telecamera nascosta racconta il meccanismo dietro alle prestazioni, In pratica, le ragazze sono socie e fanno affari direttamente con i clienti del circolo, nel quale ufficialmente si serve solo da bere, con lo stesso cliente che tuttavia paga una tariffa a tempo per stare in compagnia della ragazza: «Paghi il tempo che stai con la ragazza e la consumazione.
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Ogni venti minuti, sono trenta euro». È in sostanza lo stesso meccanismo finito sotto accusa nel processo sul “Giano Bifronte”. «Sono vent’anni che c’è questo posto – dice nel video il gestore – Ci conoscono, chiudono gli occhi perché sanno che siamo brava gente e perché le ragazze sono autonome».
Un caso che ha travolto il Comune, colto in pieno imbarazzo di fronte alle richieste di spiegazioni avanzate dall’inviata, che dopo aver portato a casa il servizio è andata direttamente nel comando della Municipale – dove tutti sembravano cadere dalle nuvole – chiedendo come fosse possibile che a due passi dalla loro sede si svolgessero attività di questo tipo.
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Domande rivolte con sarcasmo e ironia, alle quali è arrivata solo qualche risposta titubante: «Guardi, io non sono in grado di rispondere alle sue domande». Con un giorno di ritardo, invece, dal Comune hanno cercato di porre un freno alla bufera mediatica, commentando a freddo il servizio con una lunga nota. E riferendo che «attraverso i propri servizi, Polizia municipale e Sportello imprese, il Comune si occupa del locale “circolo privato” di via Brigata Reggio dal 1999, ed ha nel corso degli anni emanato una serie di ordinanze di cessazione di attività e segnalazioni, per competenza, alla Polizia di Stato».
Quel che è certo, è che dalla Questura considerano lo stesso filmato andato in onda in Tv una notizia di reato. Ed è per questo motivo che il video ha dato automaticamente il via ad un’indagine coordinata dalla Procura: «La Questura da tempo è impegnata nella chiusura di attività di questo tipo – spiega il capo della Mobile, Guglielmo Battisti – Da marzo 2015, abbiamo chiuso 17 locali pubblici adibiti a centro massaggi e due alloggi in cui si esercitava la prostituzione. Se davvero si tratta di un circolo privato, si configura un reato di favoreggiamento e sfruttamento. Stiamo indagando se c’è un direttivo, un presidente e una struttura. Intanto, su decreto della Procura, acquisiremo i video».
IL RACCONTO DELL'INVIATA. «A noi è arrivata una segnalazione anonima, ma mirata. L’abbiamo verificata, come sempre facciamo, inviando un complice. Ed avveniva esattamente quanto segnalato. Facevo fatica a crederci: l’ingresso della Municipale da un lato e il club lì vicino». Così l’inviata delle Iene, Veronica Ruggeri, racconta la genesi del servizio “Hanno riaperto i bordelli?”.
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La troupe delle Iene ha compiuto sopralluoghi in più di una circostanza. E alla fine ne è venuto fuori un servizio che ha sconvolto l’opinione pubblica reggiana. «La segnalazione anonima ci è arrivata sul sito – racconta – Abbiamo mandato il complice con la telecamera nascosta. Poi abbiamo riguardato le immagini, ascoltato quello che dicevano le ragazze e abbiamo deciso di andare dalla Municipale per capire se fossero a conoscenza di quello che succede lì da vent’anni, come dice lo stesso gestore nel servizio».
Proprio nella sede della municipale, l’inviata delle Iene è stata accolta nell’imbarazzo generale, ricevendo in risposta essenzialmente dei “non sapevo nulla”. Nessun accenno neanche alle vicende del Giano Bifronte, su cui c’è un processo, che sembra ignorato sia dagli agenti che dalla dirigente comunale, Battistina Giubbani, in via Brigata Reggio al momento dell’incursione.
«Sulla tessera che abbiamo dovuto fare per svolgere il servizio c’è scritto proprio Giano Bifronte», racconta invece Ruggeri, che durante l’ultimo sopralluogo in esterna è stata “inseguita” dal gestore del GuidoBaldo. Telefonino acceso, anche il video dell’inseguimento è stato pubblicato. Ma su Youtube, da un utente privato.
«Siamo abituati ad essere inseguiti, fa parte del gioco – aggiunge la Iena – noi non avevamo intenzione di parlare con nessuno in quella circostanza, ma lui è venuto fuori con il telefonino e, vedendo la telecamera accesa, ha deciso di riprenderci. Nel nostro servizio tutti raccontano molto chiaramente ciò che avviene nel circolo, comprese le stesse ragazze».
Per l’inviata, «il servizio lo abbiamo messo in onda perché per noi era una circostanza interessante e strana: un qualcosa a metà. Un’attività non legale proprio di fianco a coloro che dovrebbero far rispettare la legge. Una convivenza che va avanti da vent’anni, come dice nel servizio il gestore. E, leggendo i commenti sul nostro sito, abbiamo scoperto che in tanti sapevano».
L'INSEGUIMENTO. L’avvocato Franco Sarzi Amadè, che difende Guido Beretti nel processo sul “Giano Bifronte”, non intende commentare quanto trasmesso in tv. Ma il punto di vista dei gestori del Guidobaldo, il circolo privato finito al centro del servizio shock delle Iene, emerge chiaramente da un altro video, pubblicato questa volta su Youtube, nel canale di un utente chiamato Gocha Turashvili.
“Guido Baldo da Reggio, come un leone si difende dalla Iena “Le Iene” Veronica Ruggeri!”, il titolo del filmato, girato di notte con un telefonino, quando la troupe della trasmissione televisiva era tornata a Reggio Emilia per fare alcune riprese in esterna.
Il gestore del GuidoBaldo, accortosi della presenza delle telecamere, decide di inseguire l’inviata delle Iene con la videocamera del telefonino accesa. Il video è stato pubblicato su Youtube, con la data del 30 settembre scorso. Durante la rincorsa, il gestore accusa la troupe di fuggire «come ladri». Poi accusa: «Noi cosa facciamo? Noi non facciamo male a nessuno, mentre voi state facendo del male».
Infine una velata minaccia: «Adesso vedremo, parleremo con gli avvocati. È meglio piantarla con questo gioco, qualche volta bisognerebbe anche vergognarsi». Verso il finale, nel video di Youtube si sente anche un’altra voce fuori campo: «Dai Guido, vecchio leone, sai che le iene le han sempre prese dal leone?».
Toni tutt’altro differenti da quelli andati in onda domenica sera, quando il gestore con il volto oscurato aveva invece spiegato all’infiltrato della trasmissione televisiva per filo e per segno quanto accadeva all’interno del locale: «Paghi il tempo che stai con la ragazza e la consumazione. Ogni venti minuti, sono trenta euro». <QM>
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