Reggio Emilia, compra un biglietto sbagliato: ragazzo down multato sull'autobus
Il titolo di viaggio era regolare e obliterato correntamente, ma arrivava fino a Canali e non fino ad Albinea. Inflessibile il controllore. Il sindaco Vecchi si scusa con la madre e chiede conto all'azienda di trasporto pubblico
REGGIO EMILIA. Aveva pagato e obliterato regolarmente il biglietto dell’autobus Seta, ma per un tragitto più breve di quello che stava percorrendo, probabilmente per una incomprensione con il bigliettaio che gli aveva venduto il ticket: e così un ragazzo con la sindrome di Down, che da qualche tempo utilizzava in autonomia il mezzo, è stato multato dal controllore.
E’ quanto accaduto ieri a Reggio Emilia. Il ragazzo aveva il biglietto da Reggio fino a Canali. Ma la sua destinazione era Albinea. Pochissimi chilometri di differenza, che tuttavia sono stati considerati dal controllore sufficienti per emettere la sanzione.
Il fatto è raccontato dalla stessa madre del ragazzo, con un lungo post su Facebook.
“Abbiamo e stiamo lavorando molto sulla sua autonomia, ed i mezzi di trasporto pubblici, sono fondamentali in questo. A seguito di un episodio molto spiacevole accaduto a Maggio 2015, mio figlio non voleva più prendere il tram. Abbiamo riprovato quest’anno, e le cose stavano andando bene - spiega la donna - E’ giusto e doveroso che mio figlio venga trattato come tutti, anzi, è il nostro obiettivo, ma credo gli si potesse chiedere di acquistare un altro biglietto per differenza, o anche intero, visto che ha cercato di spiegargli che glielo avevano venduto così. Il signore ha invece preferito mortificalo multandolo, e facendogli firmare il verbale, cosa che vi assicuro non è semplice, specialmente su un mezzo in movimento”.
Un episodio che ha di nuovo turbato il ragazzo: “E’ rientrato a casa balbettando, faticando a spiegarmi l’accaduto perché agitato, e chiedendomi di non fargli più prendere il tram. Ha già ripetuto circa una decina di volte, che non sa fare niente perché ha la Sindrome di Down, che non può prendere la patente e neanche il tram perché non sa comprare il biglietto corretto. Ci tenevo a congratularmi con il controllore per avere rimpinguato le casse di Seta con i 66 e rotti euro della nostra famiglia, per avere vanificato il lavoro di anni sulla autonomia, e per avere reso la giornata di mio figlio molto triste. Mi auguro che mostri la stessa solerzia con tutti gli utenti, in particolare con chi quotidianamente sale sul tram senza titolo di viaggio".
Per la madre del ragazzo, "nonostante gli entusiasmi per le vittorie olimpiche, i grandi proclami, le giornate mondiali e nazionali, le foto ed i video più o meno commoventi, è sempre molto avvilente constatare come la diversa abilità esca sconfitta dal confronto con la quotidianità. Dimentichiamo spesso che ognuno dei nostri ragazzi ha un nome ed un cognome, è figlio o figlia, marito, moglie, fratello o sorella con una storia e tanta sensibilità e tenacia nel vivere una vita di grandi sfide a scuola, nello sport, sul lavoro”
La donna conclude il post chiedendo scusa al figlio, “per non essere stata in grado, ancora una volta, di tutelare il suo diritto alla dignità di giovane uomo”.
Un episodio che ha sollevato numerose polemiche. A cominciare dalla reazione delle tante associazioni impegnate nel sociale in progetti sulla disabilità. «Educarli all'autonomia è un'impresa collettiva. Non vuol dire guardarli con sguardo pietistico, non vuol dire accettare comportamenti non corretti, ma vuol dire saper accompagnare e stimolare a comportamenti corretti, in modo adeguato». Così Massimo Giaroli, presidente della Fondazione "Durante Dopo di Noi" di Reggio Emilia.
Su quanto accaduto è intervenuto anche il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, che ha chiamato la madre del ragazzo, chiedendo scusa da parte dell’amministrazione comunale per il comportamento dell’azienda di trasporto pubblico, alla quale ha chiesto di porre rimedio alla situazione. Vecchi incontrerà il ragazzo nei prossimi giorni.
"Ci sono momenti in cui ci si assume responsabilità pubblicamente anche se non si è strettamente responsabili. - afferma il sindaco - Il rapporto tra rispetto delle regole e sistema dei valori condivisi non è questione di tipo accademico e questa vicenda, brutta e auspicabilmente da non ripetersi, sia utile per comprendere alcune cose. Per comprendere che la dignità della persona viene prima di tutto. Per comprendere che si convive in modo civile se si riconoscono e condividono certi valori. Per noi il rispetto delle persone e la volontà di non lasciare indietro nessuno viene prima di tutto. E chiunque lavora con noi nella più ampia sfera dei servizi pubblici locali sa bene (e se eccezionalmente non lo sapesse gli va spiegato ....) che questi sono i valori che storicamente hanno connotato il livello di civiltà della nostra città. Quell'autobus è casa sua".
Per Annalisa Rabitti, presidente delle Farmacie Comunali Riunite, a capo dei progetto Città senza Bandiere, ciò che è avvenuto "è un fatto che parla di mancanza di rispetto per la fragilità, che parla di non consapevolezza, che parla delle barriere culturali che sono ancora da abbattere. E’ sulle persone che dobbiamo lavorare, sul rendere consapevoli tutti, dal primo cittadino al controllore di un autobus, di quanto ogni azione, ogni gesto, anche piccolo, possa essere significativo nella vita di una persona fragile. E’ una battaglia da fare perché è una battaglia giusta, per rendere Reggio Emilia la città di tutte le persone. "
Di fronte alla bufera mediatica, la stessa Seta ha contattato la donna, nel tentativo di rimediare a quanto successo. Da Seta hanno fatto sapere che la sanzione sarà annullata. Lo ha annunciato il direttore di Seta, Roberto Badalotti, dopo le scuse ai familiari che sono state immediatamente rivolte dal sindaco di Reggio Luca Vecchi e da quello di Albinea (Comune in cui risiede il ragazzo), Nico Giberti.
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