Fornaciari: «Uno studente eccezionale»
REGGIO EMILIA. Un oscuro studente di diritto che nessuno conosceva e che, a differenza dei coetanei, non era agevolato da parenti professionisti, ma che prendeva sempre 30 e lode in qualsiasi esame,...
REGGIO EMILIA. Un oscuro studente di diritto che nessuno conosceva e che, a differenza dei coetanei, non era agevolato da parenti professionisti, ma che prendeva sempre 30 e lode in qualsiasi esame, compresi i più difficili, come diritto romano: tanto da far esclamare agli altri studenti «Questo è un mostro». Marco Fornaciari, classe 1940 come Romano Corsi, ha ricordato gli anni universitari e i primi passi nella professione dell’illustre collega.
È il 1959, Università di Parma: all’epoca gli iscritti agli atenei si contano sulla punta delle dita, gli studenti di diritto di quell’anno sono appena una trentina, quattro i reggiani. Quando si fanno le presentazioni, nessuno conosce quel Romano, originario di Collagna e proveniente dal collegio dei salesiani di Aulla: ma ben presto, ai primi esami, gli altri tre si rendono conto di avere davanti un fuoriclasse e nasce un’amicizia forte, di quelle inossidabili.
«Conclusi gli studi, Corsi vuole fare il notaio: ma non supera il concorso, e l’unica bocciatura in vita sua è la sua fortuna, perché capisce ben presto che quella non è la sua vocazione – racconta Fornaciari – all’inizio lui, a differenza di me che ho il padre avvocato, ha pochi clienti e lo inserisco in qualche procedimento. Ricordo un processo di rapinatori a Bologna: lui si accorge che, se concedono le attenuanti generiche, questi escono. Su mio consiglio, non lo dice in aula, ma la Cassazione poi dimostra che ha ragione lui: per dire il profondo conoscitore delle eccezioni e delle motivazioni tecniche. Soffro molto la sua mancanza». (am.p.)
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