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C’è il sequestro preventivo patrimoniale Il 17 ottobre l’udienza davanti ai giudici

BAGNOLO. Nel filone fiscale dell’indagine su Claudio Borelli, la Procura, basandosi sulla sperequazione tra patrimonio e redditi, ha utilizzato il codice antimafia del sequestro preventivo...

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BAGNOLO. Nel filone fiscale dell’indagine su Claudio Borelli, la Procura, basandosi sulla sperequazione tra patrimonio e redditi, ha utilizzato il codice antimafia del sequestro preventivo patrimoniale impiegato nel maxi-processo contro la ’ndrangheta Aemilia, sebbene l’associazione mafiosa sia esclusa dagli investigatori.

La partita patrimoniale, che solo dopo anni può portare a una confisca definitiva, si aprirà il 17 ottobre in tribunale a Reggio, davanti ai magistrati Caruso, Beretti e Rat, lo stesso collegio di Aemilia. Una prima udienza senza dubbio interlocutoria, nella quale verranno nominati uno o più periti.

All’imprenditore Claudio Borelli, nel luglio scorso, sono stati sequestrati beni per milioni di euro: questo mentre dichiarava al fisco 20mila euro l’anno. Eppure il giro d’affari della sua azienda oleodinamica di Bagnolo era molto più consistente: 3,4 milioni di euro l’anno. Secondo la Guardia di finanza, che in luglio ha annunciato i risultati degli accertamenti svolti a seguito di una segnalazione della questura, l’uomo dal 2011 al 2014 ha nascosto 5 milioni di base imponibile al fisco. In genere, una metà delle fatture emesse dai clienti le registrava, mentre le altre no. Un metodo di evasione rudimentale, «perché destinato prima o poi ad essere scoperto», come hanno dichiarato gli inquirenti, ma che ha consentito di evadere ingenti somme. (am.p.-s.a.)

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