«Combatteva la droga anche dentro lo spogliatoio»
REGGIO EMILIA. È stato un lungo e continuo pellegrinaggio di amici, colleghi, rappresentanti delle forze dell’ordine, allenatori e calciatori quello a cui si è assistito ieri in via Terezin, alla...
REGGIO EMILIA. È stato un lungo e continuo pellegrinaggio di amici, colleghi, rappresentanti delle forze dell’ordine, allenatori e calciatori quello a cui si è assistito ieri in via Terezin, alla Casa funeraria Reverberi, dove è stata allestita la camera ardente di Stefano Caroni. È lì che oggi pomeriggio, alle 15, i familiari e i parenti più stretti diranno addio all’ispettore superiore della polizia municipale, responsabile del nucleo antidroga, morto mercoledì mattina a 60 anni, stroncato da un’emorragia cerebrale.
La camera ardente sarà aperta a tutti anche oggi, a partire dalle 9, prima di un momento di raccoglimento riservato soltanto ai familiari.
In tanti, anche ieri, hanno ricordato le sue doti umane e professionali, le qualità tecniche di allenatore e il suo costante impegno contro la droga, che non cessava mai di combattere nemmeno quando si trovava nello spogliatoio con i ragazzi della sua squadra. «Li guardava negli occhi e capiva subito se c’era qualcosa che non andava – ricorda Romano Ferretti della Bagnolese, che ha trascorso il pomeriggio accanto al fratello di Stefano, Ivan, a lungo mister rossoblù – Anche quando vestiva i panni del mister, non perdeva quello sguardo da attento investigatore, che sapeva scorgere eventuali difficoltà di qualche ragazzo».
«Perdiamo un amico – conclude commosso Romano Ferretti – con il quale, in gioventù, non erano mancate anche accese discussioni, che avevamo poi superato per diventare amici veri. Stefano, in più di un’occasione, ha dimostrato di essere una persona speciale, prima ancora che un vigile o un allenatore». (g.g.)
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