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Da Andos Onlus una donazione per aiutare il CoRe

di Ginevra Del Bene Errico
Da Andos Onlus una donazione per aiutare il CoRe

Consegnati 13mila euro per la palestra di riabilitazione e altri 10mila euro per la ricerca sui modelli assistenziali

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REGGIO EMILIA. Arrivano altri 23.500 euro al CoRe di Reggio Emilia. Questa volta è il Comitato di Reggio Emilia di Andos Onlus (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) a donare la cifra alla struttura di Medicina Oncologica del Santa Maria Nuova per arricchire l'ospedale di attrezzatura e personale.

Si tratta di 13mila euro impiegati per l'arredamento della palestra di riabilitazione oncologica, situata al terzo piano dell'edificio CoRe, mentre i restanti 10mila euro saranno impiegati per finanziare il contratto in libera professione dell'infermiere Davide Simonazzi, cui è affidato il progetto di ricerca di nuovi modelli in campo assistenziale.

Alla presentazione dei due progetti che coinvolgono il CoRe erano presenti il direttore generale del Santa Maria Nuova Antonella Messori, la responsabile della direzione sanitaria Elisa Mazzini, il responsabile della struttura di medicina oncologica Luciano Masini, la presidente Andos Gabriella Pellini e il primario di riabilitazione oncologica Claudio Tedeschi.

«La palestra è già attiva e si trova al terzo piano della struttura - spiega il dottor Luciano Masini - La riabilitazione quindi può essere fatta qui in modo completo, o in altri casi a letto o in corridoio, dipende da cosa può fare il paziente. Ci sono due tipi di riabilitazione, una di tipo palliativo, di attenzione a livello di movimento per evitare flebiti, mentre il secondo lavora a livello funzionale per recuperare la funzione appunto di un arto».

Perché è stato necessario l'inserimento di un infermiere specializzato?

«Ci siamo trovati in difficoltà per quanto riguarda la componente extracomunitaria - continua il responsabile della struttura di medicina oncologica di Reggio - per quanto riguarda la confessione religiosa, lingua, comportamenti culturali per cui, tra un paziente extracomunitario e uno comunitario, l'impegno è diverso. Il metodo culturale, l'accettazione di abitudini che noi non conosciamo, per esempio quando c'è un decesso i parenti di solito hanno usanze diverse dalle nostre nel trattamento della persona venuta a mancare, questi sono tutti problemi che vanno rispettati e soprattutto conosciuti. Per questo si è deciso di avvalerci del dottor Davide Simonazzi che, oltre a saper fare assistenza a tutti gli oncologici, ha un'attenzione particolare nella gestione della famiglia, della componente culturale e del vissuto del paziente. Addirittura poi noi arriviamo a pagare il trasferimento di questi pazienti, quando loro non possono permetterselo. C'è l'associazione Baldi che in questo senso ci dà una mano. Quando vediamo che per il malato non c'è soluzione, con i fondi dell'associazione Baldi compriamo il biglietto per il paziente in modo tale che possa tornare a casa. L'infermiere Simonazzi poi si dedicherà non solo all'assistenza medica e all'ascolto, ma anche alla scrittura di questa esperienza e alla divulgazione alla comunità scientifica di un metodo per trattare questi casi in ottica futura, visto che la nostra società va verso una globalizzazione. È un'altra esperienza pionieristica che nasce qui a Reggio, partendo da una necessità presente che guarda al futuro».

Facendo invece un bilancio generale, cosa manca da ultimare al CoRe?

«Manca solo l'endoscopia digestiva che arriverà a dicembre, ma la struttura funziona bene, i reparti sono a regime - conclude il dottor Luciano Masini - La struttura aiuta molto, per la sua luminosità, i colori, gli ambienti, i comfort, gli spazi e poi stiamo mettendo in piedi programmi assistenziali innovativi, concentrandoci sull'infermiere che prende in carico il paziente, tanto quanto fa il medico. È una fase di sperimentazione, come la convivenza di due realtà analoghe che lavorano sullo stesso piano, anche se poi analoghe non sono perché sono due fasi differenti. La medicina oncologica infatti si occupa delle fasi avanzate, mentre l'oncologia medica delle fasi iniziali con la chemioterapia e la diagnostica. Il sostegno delle associazioni rimane sempre fondamentale grazie agli aiuti che arrivano dall'esterno e piovono come manna dal cielo, dandoci la possibilità di lavorare nel migliore delle condizioni».

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