Morto l’artista Umberto d’Arceto
Abitava a Roma, ma aveva scelto il paese natale come pseudonimo
SCANDIANO. Arceto perde una tra le sue figure più rappresentative: Umberto Pedroni, artista poliedrico che ha saputo ritagliarsi una notorietà internazionale.
Classe 1935, da decenni viveva e operava a Roma: la sua abitazione-atelier era collocata in via dei Cappellari, nella zona di Campo de’ Fiori. Nonostante la lunga permanenza nella capitale, Pedroni non ha mai scordato il legame con il suo paese d’origine: non a caso ha adottato l’emblematico pseudonimo “Umberto d’Arceto”. In ambito pittorico, l’artista si è distinto nel filone musivo-naif, senza tuttavia disdegnare indovinate incursioni nel post-divisionismo. Il tutto sempre rielaborato in chiave molto personale, tanto da indurre il critico Carlo Marini a coniare il termine “D’Arceto-Umbertesimo” per definire il suo stile. Tra i tanti riconoscimenti, spiccano il prestigioso “Fiorino d’oro”, ottenuto a Firenze nel 1975. Nel ’79 è stata la volta del “Pavone d’oro” a Milano, e nel 1982 ha conseguito il “Premio del Colore” assegnato dall’Accademia Arte e Lavoro di Salsomaggiore Terme.
Le opere di Umberto D’Arceto Pedroni sono poi state esposte in numerosi contesti, italiani ed esteri: gli arcetani hanno avuto modo di apprezzarle direttamente nel 1992, nella mostra allestita in occasione del restauro della torre civica.
Notevole anche la sua produzione fotografica, mentre in campo letterario l’artista ha espresso una frizzante verve poetica: “La noia”, “Il chicco di sale” e “Anno Santo 2000” sono tra i componimenti più noti. Tra l’altro, nella sua città adottiva Umberto D’Arceto Pedroni è stato fondatore e presidente del circolo culturale “Accademia senza frontiere”.
I funerali si sono già svolti a Roma: il corpo del maestro riposa invece nel cimitero di Codemondo.
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