Il fronte del «sì» schiera Bonaccini
Campegine: sul palco della serata pro-fusione anche il presidente della Regione
CAMPEGINE. Sul palcoscenico nomi del calibro di Stefano Bonaccini (presidente della Regione), Giammaria Manghi (della Provincia), il segretario provinciale del Pd Andrea Costa, Paolo Cervi (sindaco di Campegine) e il sindaco di Sissa Tre Casali, Nicola Bernardi. Il fronte del sì alla fusione, ha messo in campo figure di spicco alla serata, andata in scena mercoledì, al Komodo di Campegine davanti a molte persone.
«Se c’è chi pensa che si è più forti rimanendo da soli si sbaglia» ha detto Stefano Bonaccini ricordando i cambiamenti in atto anche nella riorganizzazione della macchina pubblica, con l’obiettivo di diventare più snella e capace di offrire servizi sempre più vicini alle esigenze. «La Regione ha risparmiato 177 milioni di euro – ha sottolineato il presidente della Regione ed esponente del Pd – sono risorse che oggi siamo in grado di reinvestire in servizi per tutti gli emiliani romagnoli. I soldi che investiamo oggi per le fusioni sono risparmi per il futuro».
Dal microfono, hanno ricordato come il prossimo 16 ottobre si deciderà «se lasciare le cose come stanno oppure procedere verso un nuovo Comune, che in 12 anni incasserà da Stato e Regione 19,5 milioni di euro».
Paolo Cervi ha parlato di una «grande opportunità da cogliere». Il sindaco di Campegine ha spiegato che creare un Comune unico significa cambiare rotta rispetto a un futuro che nei prossimi 5 anni potrebbe diventare grigio. «Con la fusione – ha concluso – si mantengono i municipi e si migliorano, ampliandoli, i servizi. Per esempio, ci saranno più risorse per i progetti scolastici e per i doposcuola. E maggiori investimenti in manutenzioni degli edifici scolastici. Ma anche il potenziamento dei centri culturali e delle biblioteche». Secondo quanto illustrato sul palco, con le fusioni si prosegue nel solco già tracciato con le Unioni dei Comuni e con il riordino delle funzioni degli enti locali. Giammaria Manghi, presidente della Provincia e sindaco a Poviglio è stato molto netto: «Non esistono motivazioni razionali del no. Se decidessi di ricandidarmi alla guida del mio Comune non saprei cosa scrivere nel programma elettorale, proprio per la scarsità di risorse che affligge il bilancio dei piccoli Comuni. Oggi per soddisfare le richieste dei cittadini bisogna cambiare il sistema».
Il segretario provinciale del Pd, Andrea Costa, ha posto l’accento su uno dei temi più cari a sostenitori del no, quello della cosiddetta perdita d’identità. «Siamo quelli che si sono inventati un welfare invidiato, che hanno risposte per ogni bisogno. Questo progetto oggi garantisce proprio la nostra storia e la continuità della nostra identità. Se la politica deve dare risposte, allora la fusione in questo territorio è una proposta adeguata ai nostri tempi. A questi territori è stata proposta una grande opportunità – ha concluso – ora è la comunità che deve consapevolmente fare le sue scelte, devono essere i cittadini a cogliere tutto il valore di questa proposta».
Sissa Trecasali, neo Comune della Bassa parmense, è stato portato a esempio. «Il bilancio preventivo per noi – ha detto il sindaco Bernardi – non è più il libro dei sogni. Con il mio collega di Gattatico abbiamo confrontato le voci di bilancio per l’asfaltatura delle strade, lui aveva a disposizione 100mila euro, noi 4 milioni».
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