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L’ufficio Turismo di Reggio Emilia? Invita a visitare anche Parma

di Evaristo Sparvieri
L’ufficio Turismo di Reggio Emilia? Invita a visitare anche Parma

Ci siamo finti visitatori e abbiamo chiesto informazioni allo Iat. Il risultato? Ci hanno consigliato solo tre musei e tre chiese

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REGGIO EMILIA. Tre musei e tre chiese, opportunamente cerchiate a penna su una cartina del centro storico. I musei sono quello del Tricolore, i Civici e Galleria Parmeggiani. Le chiese, invece, sono il Duomo, la Ghiara e San Prospero. Senza dimenticare, però, che a due passi da qui c’è anche Parma. È questa in sintesi la promozione del territorio che viene proposta allo Iat di via Toschi, l’ufficio di Informazione Accoglienza Turistica che si trova nella Torre del Bordello, a due passi dal municipio. È qui che siamo entrati fingendoci turisti per caso, desiderosi di visitare le meraviglie di Reggio della sua provincia.

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Ore 10.30 circa, venerdì. È giorno di mercato. E in piazza Prampolini c’è un continuo via vai di persone. Un vocìo che si spegne appena varcata la porta dello Iat, dove invece regna il silenzio più assoluto. Un’esperienza unica. Nel senso che in quel momento siamo gli unici turisti all’interno del locale.

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Appena entrati, ci si trova di fronte due scrivanie ma un solo impiegato, intento a scrivere qualcosa sul computer. Ci prega di attenderlo cortesemente un secondo, il tempo per noi sufficiente per buttare un occhio all’ambiente circostante: una parete piena di dépliant, un’altra con un paio di gadget “superstiti” di Fotografia Europea, più una teca che espone il Tricolore ripiegato su se stesso. L’impiegato è stato di parola. E, dopo qualche istante, è pronto a darci udienza. Gli chiediamo come fare per visitare i musei cittadini. E, senza uscire dalla scrivania, ci indica un dépliant patinato: “I musei delle meraviglie”. Già, ma quali sono queste meraviglie?

In totale, nel volantino sono indicati orari e schede informative di undici luoghi: non solo Palazzo San Francesco, sede dei musei, Galleria Parmeggiani e Museo del Tricolore. Ma anche la Ghiara, il museo della Psichiatria, il Mauriziano, la Sinagoga, lo Spazio Gerra, l’Officina delle Arti, la sala espositiva dei Chiostri di San Domenico e la Biblioteca delle Arti.

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Un patrimonio che scompare nel momento in cui l’impiegato, di fronte alla nostra richiesta di qualche informazione in più, capisce che magari è il caso di fornirci anche una cartina del centro.

Ecco quindi spuntare dal tavolo un altro dépliant: “Reggio Emilia da scoprire”. Qui i luoghi di interesse indicati sono 47, tutti in centro. In copertina – e solo lì – l’immancabile Mediopadana. Ma non c’è niente da fare: per quanto riguarda i musei, l’impiegato ritiene sufficiente limitarsi a indicarci solo il Museo del Tricolore, Palazzo dei Musei e la Galleria Parmeggiani, cerchiandoli con una biro nera. «Ma non c’è qualche altra cosa da vedere?», chiediamo un po’ delusi. «Beh... – ci pensa un po’ sù – ... le chiese!».

Ma anche qui tre e non più di tre. E sulla cartina compaiono quindi altri tre cerchietti, questa volta intorno a San Prospero, alla Ghiara e al Duomo, con due indicazioni, sempre a penna, sugli orari di apertura. «E in provincia? Cosa c’è da vedere?», domandiamo. «Beh, c’è molto...», si lascia sfuggire l’impiegato, senza tuttavia indicare nessun luogo come esempio.

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«Può chiedere a qualche altro Iat in provincia...», aggiunge. Non demordiamo. E riproponiamo il quesito in forma diversa: «Ci sono servizi navetta, autobus o qualcosa del genere per raggiungere i luoghi turistici della provincia?».

L’impiegato ha quasi un moto di compassione. E ci rifila un terzo dèpliant: “Carta turistica provinciale”. Nel retro, sono indicati sinteticamente i sentieri, le eccellenze enogastroniche, il Parco Appennino, Matilde e il Po. Ma l’attenzione è soprattutto per la cartina, dove indica un po’ a caso il Po e l’Appennino. «Guardi – la butta lì – Sulla mappa si vede anche Parma». Già. Grazie e arrivederci.

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