«Ti faccio uccidere dai mafiosi»
Faida familiare: matrigna trascinata in tribunale dal figliastro
REGGIO EMILIA. «Ti faccio la guerra, io non mi sporco le mani perché ti mando gli ’ndranghetisti, in Calabria conosco tanta gente, ti faccio ammazzare dagli ’ndranghetisti». Questa la frase per la quale una crotonese di 52 anni, difesa dall’avvocato Marco Fornaciari, è stata trascinata in tribunale dal figliastro per i reati di minaccia grave, disturbo del riposo e ingiurie.
La vicenda, in realtà, non ha nulla a che fare con la ’ndrangheta (nè tantomeno con Aemilia), bensì si tratta di una faida familiare sorta quando la donna conosce un vedovo sessantenne con disponibilità economiche e lo sposa in seconde nozze, contro il volere del figlio di lui. Da quel matrimonio che “non s’ha da fare” inizia una guerra tra la matrigna e il figlio 35enne, a suon di dispetti di vario tipo: la matrigna che batte con un bastone contro il soffitto alle prime ore dell’alba, la matrigna che offende il figliastro in giardino in presenza di altre persone. Il nodo del contendere, però, è il patrimonio paterno, con tanto di lettera, secondo il figlio estorta, che cambia l’erede universale. Giovedì scorso, durante la prima udienza del processo, ha testimoniato il 35enne, costituitosi parte civile tramite l’avvocato Devis Panisi: il giovane ha dichiarato che la matrigna chiedeva di continuo denaro al padre e a lui, tanto da costringerlo a fare continui prestiti al genitore. E ha chiarito che l’abitazione di Steccato di Cutro l’aveva regolarmente acquistata dal padre; quest’ultimo gli aveva poi restituito la somma con bonifico bancario proprio a ristorno dei precedenti prestiti. Il processo è stato rinviato al 20 ottobre, per ascoltare il padre. (am.p.)
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