Trattativa alla Erma-Rtmo A rischio i posti di lavoro
Anche dipendenti e partner reggiani tra quelli dell’azienda modenese in crisi Incontro in Confindustria, i sindacati chiedono una alternativa alla mobilità
RUBIERA. Continua la battaglia di Erma-Rtmo, azienda modenese in forte crisi aziendale. La ditta produce e commercializza ricambi per macchine agricole e movimento terra dalle forti connessioni reggiane: una parte dei dipendenti proviene da Rubierese e dalla zona di Salvaterra, e alcuni dei principali partner commerciali ed aziendali hanno sede a Mancasale.
Nei giorni scorsi i lavoratori hanno organizzato dei presidi davanti alla sede di Confindustria Modena, portando la loro protesta anche fuori dallo stabilimento. Lo sciopero è stato proclamato dai sindacati Filcams e Fiom Cgil negli stessi giorni in cui, proprio in Confindustria, si stanno incontrando le rappresentanze sindacali e della proprietà per discutere del futuro. Il piano di ristrutturazione aziendale presentato per far fronte a una forte situazione debitoria prevede l'apertura della mobilità per 12 operai, il 20% della forza lavoro considerando che in totale i dipendenti sono 59. Si vuole quindi ridurre l'organico ricorrendo alla mobilità, mentre per i sindacati le strade per il futuro devono essere altre. Prima di tutto, spiega il rappresentante sindacale Pierpaolo De Pace, «non si può pensare che la situazione aziendale possa essere risolta con il taglio di una parte del personale. Anche da un punto di vista numerico. Il risparmio, tagliando gli addetti, potrà essere nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro, mentre per i debiti parliamo di altre cifre, ben più corpose». Ad ogni modo, i sindacati preferirebbero il ricorso agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, invece che pensare direttamente alla mobilità, strumento che accompagna il lavoratore alla cessazione del rapporto garantendo una percentuale del salario, ma non prevede, per così dire, dei “passi indietro”. E intaccherebbe la forza lavoro in maniera significativa, in caso di una successiva e futura ripresa. La cassa integrazione, invece, potrebbe fornire un sostegno ai lavoratori alleggerendo la situazione economica dell'azienda e, allo stesso tempo – se il quadro aziendale dovesse migliorare – potrebbe essere interrotta senza altre ricadute. Per ora le trattative sono in corso, la speranza rimane ma anche i dubbi sono tanti. Così come le rivendicazioni: «Siamo indietro con i pagamenti degli stipendi, le ultime due mensilità ancora mancano, la quattordicesima ci è stata pagata in diverse tranche, e adesso ci sono problemi anche per i contributi di categoria: non tutti i contributi di cassa di categoria degli ultimi due anni sono stati versati», continua De Pace.
«Noi chiediamo che si torni indietro dalla mobilità e che si ragioni bene sulle future strategie aziendali, rispetto ad altre concorrenti. Ad esempio, la nostra azienda è limitata in determinati mercati». (adr.ar.)
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