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«Troppe irregolarità, a Reggio c’è una filiera»

«Troppe irregolarità, a Reggio c’è una filiera»

Margherita Salvioli (Cisl): «Indispensabile il lavoro dei carabinieri, bisogna smantellare il business»

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REGGIO EMILIA. «Visti i numeri e i casi rilevati, si ha l’impressione che ci sia quasi una filiera d’affari legata al lavoro irregolare. Per questo motivo, il lavoro delle forze dell’ordine, sta assumendo un’importanza strategica». Margherita Salvioli, segretario generale aggiunto della Cisl Emilia Centrale, ha pochi dubbi sulla convenienza per le tasche degli imprenditori che usano clandestini e lavoratori in nero. «Sappiamo da tempo che l’immigrazione clandestina è una realtà collegata in diversi casi al mercato del lavoro nero – dice la sindacalista reggiana – C’è una commissione provinciale contro il lavoro sommerso che verifica però l’applicazione del Durc, documento sulla regolarità contributiva, che ha effetto però soprattutto su aziende che si riconoscono dentro la normativa provinciale, come quelle dell’edilizia. Le aziende dei cinesi alle volte non vengono nemmeno iscritte alla Camera di Commercio. È ben più difficoltoso tenerle sotto controllo».

A fare il punto sull’illegalità nelle imprese e nella loro gestione c’è anche il tavolo provinciale con il prefetto. «Lì però il discorso è più generale, centrato sulla legalità e nel quale si parla anche di infiltrazioni mafiose e problemi attinenti» spiega Salvioli. «C’è ad esempio il tema dei permessi di soggiorno: per determinate nazionalità c’è una maggiore attenzione sapendo che ci sono alti tassi di abusi. Il fatto che in questo momento comincino ad emergere con così alta intensità tali illegalità vuol dire che sono state intensificate le azioni mirate. In questo periodo ne abbiamo viste diverse. I carabinieri hanno effettuato molti blitz in provincia, scoprendo tante realtà fuori legge. L’idea di fondo è che, a livello di indagine, ci sia un obbiettivo preciso e questo è molto positivo».

Prima di arrivare però all’emersione del lavoro nero serve molto tempo. Le attività che vengono sanzionate non sempre rimangono sul tracciato della legalità. «Con la prefettura anni fa abbiamo analizzato i decreti flussi e fatto accordi tra i sindacati che, tramite i patronati, dovevano effettuare un controllo a monte. Anche in quel caso, per conto nostro, ci eravamo accorti di giri strani tra permessi di soggiorno e contratti. C’era il prefetto De Miro, con la quale avevamo raccolto informazioni relative anche a professionisti che si occupano della burocrazia». (e.l.t.)

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