Squadra di giovani islamici affronta gli avvocati
Calcio a sette, ieri mattina anche l’Imam in panchina a fare il tifo per l’Acir Il dirigente Rahim Mogok: «Non dobbiamo lasciare questi ragazzi da soli»
REGGIO EMILIA. Sono andati in campo ieri mattina per la prima volta partecipando al campionato amatoriale del Csi di calcio a sette (iniziato proprio nella giornata di ieri) i ragazzi dell'Associazione Comunitaria Islamica Reggiana (Acir) affrontando la Duralex, squadra del foro reggiano, nel campo comunale Primo Maggio in via Don Sturzo. E’ stata questa anche la prima esperienza “sul campo” di un team calcistico a componente musulmana resa possibile dalla collaborazione tra l'Imam Abou Abderahman Hassan, presente al match, e l’associazionismo sportivo reggiano.
Da cosa è nata questa esperienza?
«È stato lo stesso Imam a manifestare la necessità di non lasciare questi giovani da soli - ci spiega Rahim Mogok, dirigente della squadra di calcio - organizzando delle attività disciplinari e sportive come il calcio e l’atletica. Abbiamo cominciato anche ad occuparci del doposcuola per aiutare i ragazzi nello studio, nell’imparare la lingua italiana e quella araba, per favorire al massimo l’integrazione di questi ragazzi nella società reggiana e all’interno dell’Associazione Comunitaria Islamica Reggiana. E’ un obiettivo che ci sta particolarmente a cuore».
La squadra guarda solo alla comunità islamica?
«Assolutamente no. Il nostro sogno è quello di creare un gruppo eterogeneo, con cristiani, musulmani, ebrei: tutti potranno far parte della squadra per favorire l’integrazione e la condivisione tra comunità diverse. Il nostro obiettivo infatti è quello di crescere dei ragazzi che un domani potranno sollevare il Tricolore italiano con orgoglio».
Perché questa esperienza, unica in Italia, è nata proprio a Reggio?
«Ci sono in effetti diverse squadre in Italia composte da stranieri, ma questa è la prima che nasce dalla collaborazione con l’Imam e che porta sulla maglia proprio il simbolo dell’Acir. Siamo fortunati qui a Reggio, intanto perché la comunità islamica a Reggio è nata molti anni fa e ha avuto modo di crescere, secondo per l’apertura all’integrazione della città. Nel 2008 addirittura Reggio Emilia ha vinto un premio a livello europeo per essere stata la prima città che ha aperto un dialogo interculturale».
Parlando dei giovani, chi fa parte oggi della squadra per il grande debutto nel campionato amatoriale?
«Molti giovani in effetti volevano entrare in campo, ma non c’era posto per tutti - spiega l’allenatore del team Mohamed Chaabi quasi dispiaciuto -. E’ un gruppo misto dai 18 anni in su, i ragazzi vengono da Asia, Africa, Arabia, non si parla di nazioni o identità, ma soltanto di fede».
Come hanno affrontato questo esordio nel campionato italiano Amatori?
«Erano davvero molto emozionati. Subito avevano anche un certo timore poiché non avevano mai giocato in un campionato a livello nazionale ed è una sfida difficile, ma alla fine sono stati contenti. I numeri stanno crescendo e siamo orgogliosi di poter fare qualcosa di importante attraverso lo sport per l’integrazione, per la comunità e per la nostra moschea».
Per la cronaca, la partita è finita 3-2 per la Duralex.
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