Gazzetta di Reggio

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Fanno prostituire la cognata, due arresti

di Evaristo Sparvieri
Fanno prostituire la cognata, due arresti

In manette una coppia di origine rumena che sfruttava una 18enne connazionale. Sequestrati 20mila euro in contanti

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REGGIO EMILIA. Attraverso un auricolare, uno dei suoi sfruttatori le diceva in diretta cosa fare e cosa dire ai clienti, anche perché la ragazza – arrivata in Italia solo a gennaio – conosceva poco l’italiano. Telefonate intercettate dalla polizia, che partivano da luoghi vicinissimi al punto in cui la ragazza era costretta a prostituirsi, risultate poi fondamentali per le indagini che hanno portato a due arresti e al sequestro di circa 20mila euro.

È l’esito dell’Operazione Maimuta (parola di origine romena che significa scimmia), condotta dalla Squadra Mobile di Reggio sotto il coordinamento della Procura. A finire in manette, due persone di origine di origine rumena: una 26enne e il fidanzato di 27anni, accusati in concorso di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ai danni della 18enne cognata, da poco arrivata in Italia con il figlioletto di tre anni.

Per l’uomo, la denuncia anche per favoreggiamento e sfruttamento ai danni della fidanzata, a sua volta secondo quanto emerso nell’inchiesta solita dedicarsi all’attività di prostituzione.

Le indagini sono partite a febbraio, quando durante un’attività di controllo nelle zone di Pieve Modolena e Cella una volante ha notato la 18enne a bordo di via Fr.lli Cervi. Avvicinata dagli agenti, la ragazza non ha saputo fornire indicazioni sulla sua presenza a bordo strada. Un comportamento che ha fatto scattare i sospetti da parte degli agenti. L’ipotesi avanzata sin da subito dalla Questura è che la ragazza fosse sfruttata da qualcuno. Un sospetto dovuto anche alla reticenza con cui la ragazza si sottraeva a qualunque forma di collaborazione e aiuto.

Le indagini hanno quindi portato ad identificare i suoi sfruttatori nella cognata (sorella del compagno della 18enne, rimasto in Romania) e nel fidanzato di quest’ultima. Gli arresti sono scattati sabato sera, proprio mentre l’uomo accompagnava la ragazza in strada. Di qui la perquisizione in una casa risultata nelle disponibilità della coppia, dove sono stati trovati contanti per una somma pari a circa 20mila euro. Denaro sequestrato al pari di una sorta di “libro mastro” in cui venivano registrate tutte le prestazioni, con relativi proventi incassati.

Secondo quanto emerso dalle indagini, la ragazza era costretta ad una vita priva di libertà. E i suoi documenti, ritrovati durante la perquisizione, erano tenuti dalla coppia di cognati. Nella ricostruzione della Questura, la 26enne aveva il compito di incutere timore alla vittima, mentre il 27enne fidanzato svolgeva nei confronti della ragazza una sorta di tutoraggio, dandole persino consigli e indicazioni su come prostituirsi, a tal punto che le diverse intercettazioni hanno portato alla luce quello che in Questura hanno definito un “manuale dello sfruttamento”. Proprio le intercettazioni hanno dato il nome all’operazione, dal momento che il termine “Maimuta” era utilizzato per indicare al telefono altre prostitute nelle vicinanze.

L’inchiesta è stata coordinata dalle sostitute procuratrici Maria Rita Pantani e Piera Cristina Giannusa. Nell’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Antonella Pini Bentivoglio, per i due rumeni – difesi d’ufficio dall’avvocato Costantino Diana – è stata disposta la custodia cautelare in carcere, rispettivamente a Reggio Emilia e al penitenziario femminile di Modena. Nei prossimi giorni è in programma l’udienza di convalida.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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