Gazzetta di Reggio

Reggio

antimafia

Grande Aracri contestata la perizia sul sequestro

Grande Aracri contestata la perizia sul sequestro

REGGIO EMILIA. La sproporzione tra redditi e patrimonio non ha fondamento. È questa la tesi sulla quale continuano a battere gli avvocati difensori di Francesco Grande Aracri, Alessandro Sivelli (di...

1 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La sproporzione tra redditi e patrimonio non ha fondamento. È questa la tesi sulla quale continuano a battere gli avvocati difensori di Francesco Grande Aracri, Alessandro Sivelli (di Modena) ed Andrea Marvasi (di Parma) durante le udienze sui sequestri che hanno colpito il patrimonio della famiglia. I difensori dell’imprenditore cutrese di 62enne residente a Brescello - condannato con sentenza definitiva per mafia nell'ambito di Edilpiovra e considerato dagli inquirenti legato a doppio filo con l'omonima cosca ndranghetista - sono tornati ieri in udienza in tribunale a Reggio. Si trattava della nuova udienza presieduta dalla Corte presieduta da Angela Baraldi, a latere i giudici Antonella Pini Bentivoglio e Virgilio Notari, che al termine si sono riservati in attesa della sentenza sul sequestro preventivo di beni da mezzo milione di euro effettuato nel luglio 2015. I sigilli erano stati posti alla ditta Marmi Nusa srl che si trova nella stessa area di strada Breda-Vignazzi, intestata a Paolo Grande Aracri e Carmelina Passafaro (rispettivamente figlio e nuora di Francesco Grande Aracri). C’è poi la villetta a schiera e un garage (collocate sempre lì) intestati alla figlia Rosita, che sarebbe stata costruita “in economia”, tramite l’opera degli stessi imprenditori, che avrebbero così risparmiato soldi, contestando così la ricostruzione contenuta nella perizia del sequestro. (e.l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google