Referendum, Castagnetti «Bersani, irriconoscibile»
Affondo dell’ex parlamentare reggiano verso il leader della minoranza Pd «Difende il suo pezzo di ditta e si fa influenzare da un suo cerchio magico»
REGGIO EMILIA. «Credo che anche lui sia condizionato da un suo cerchio magico che lo rende da un po’ di tempo se non autoreferenziale sicuramente chiuso e distante da ciò che gli è esterno». E poi: «A ciò si è aggiunta l’esigenza di difendere il proprio pezzo di ditta». E infine: «Perché allora, dopo aver chiesto a Renzi un impegno preciso, ora non attende neppure la risposta e annuncia il proprio no? Come non sospettare una premeditazione, piuttosto grave? Si è voluto sparare con l’arma finale, costi quel che costi? Non essendo difficile immaginare le conseguenze, la prima delle quali è la riconsegna del paese alla destra (politica o/e populista che sia). Se fosse così, lo ribadisco, non riconoscerei Bersani». La partita in vista del referendum si accende giorno dopo giorno. E dopo le discusse dichiarazioni rilasciate dall’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani – che ha fatto sapere di votare “no”, bollando come «chiacchiere» le proposte di modificare l’Italicum – nell’infuocato dibattito entra anche Pierluigi Castagnetti, ex segretario Ppi, fondatore della Margherita e cofondatore del Pd.
Un lungo post sul suo profilo Facebook, nel quale il decano della politica reggiana non risparmia affondi e frecciate nei confronti del leader della minoranza dem. «Posso dire che conoscendolo ed essendogli amico da 36 anni (abbiamo cominciato insieme nel consiglio regionale dell’Emilia Romagna nel 1980) sono molto sorpreso», afferma Castagnetti.
Per l’ex parlamentare reggiano, la posizione di Bersani è sbagliata nel merito e nel metodo. Ed è per questo l’ex segretario della Margherita prova ad analizzare cosa abbia spinto l’ex segretario Pd ad annunciare pubblicamente il suo “no”, addebitandogli precise responsabilità in tema di legge elettorale. «Sono stato segretario di partito anch’io – aggiunge Castagnetti – e so che questa missione è seria e non detestabile, ma non si persegue alzando paletti, difendendo tutti e tutto il passato e, soprattutto, rinunciando a competere sul piano della proposta con chi ritieni stia sbagliando».
Secondo Castagnetti, «a proposito del referendum da vari mesi Bersani sostiene la tesi che la riforma in sè va bene, ma il “combinato disposto” con la legge elettorale la espone al rischio di deriva autoritaria non foss’altro perchè il Capo si elegge il suo parlamento. Premesso che questo è avvenuto anche in regime di Porcellum in cui lui ha operato e che lui (e non solo) ha qualche responsabilità per aver ostacolato il ripristino del Mattarellum quando era possibile», Bersani «certo non può pretendere che la modifica dell'Italicum avvenga prima del 4 dicembre».
Per una modifica della legge elettorale, infatti, secondo Castagnetti «non ci sono i tempi (il parlamento deve approvare la legge di bilancio), non ci sono le condizioni (le opposizioni sono indisponibili a discuterne prima del referendum), non si conosce l’esito del referendum (decisivo, perché a seconda dell’esito cambia il contenuto della legge), non sono note le decisioni della Corte sulla materia (annunciate per il periodo immediatamente successivo al 4 dicembre)». Non solo. «Non sarebbe opportuno infine – conclude Castagnetti – perché un dibattito sulla legge elettorale ora "coprirebbe" la campagna elettorale referendaria».
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