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Stipendi d’oro in Iren, anche la Cisl insorge: «Bisogna mettere un tetto»

Stipendi d’oro in Iren, anche la Cisl insorge: «Bisogna mettere un tetto»

REGGIO EMILIA. «Riduzione dei compensi ai vertici delle partecipate, sia come strumento di contenimento dei costi a carico dei cittadini, ma anche quale segnale di equità sociale». Sono le parole di...

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REGGIO EMILIA. «Riduzione dei compensi ai vertici delle partecipate, sia come strumento di contenimento dei costi a carico dei cittadini, ma anche quale segnale di equità sociale». Sono le parole di Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta della Cisl Emilia Centrale, che così commenta il fatto che l'attuale amministratore di Iren, assieme ad altri sette manager dell''azienda percepiranno complessivamente circa 1,6 milioni di euro. Già a inizio ottobre erano tornate le polemiche sugli stipendi d'oro dei manager Iren, che a fine 2014 i sindaci reggiani avevano deciso di abbassare. La decisione era arrivata dopo l'indignazione suscitata dalla retribuzione dell'amministratore delegato di Iren Nicola De Sanctis e la buonuscita di 950.000 euro accordatagli dall’azienda. Secondo il comitato dei piccoli azionisti di Iren però, la musica non è cambiata.Il nuovo ad risulta, secondo l’analisi dei piccoli azionisti di Iren, ha percepito nel 2015 ben 454.300 euro, 25.000 in più rispetto alla retribuzione 2014 del suo predecessore. «Con puntualità – aggiunge la Salvioli – come sindacato, come categoria dei pensionati o dei bancari (che in merito fece anche una proposta di legge costituzionale con 118 mila firma raccolte) dal 2010 proponiamo lo stesso tema. Un tetto agli stipendi dei manager pubblici o delle partecipate dagli stessi enti. Questo deve valere a tutti i livelli, non solo per Iren, ma anche in altri enti, pensiamo alle ferrovie».

Non è passata, infatti, inosservata al sindacato reggiano la recente nomina del cda di Italferr di Ivan Soncini, ex manager della cooperazione locale che lo ha destituito dalla presidenza dell’ex colosso Ccpl (101 milioni di perdita nel 2013), chiamato ora a presidente di Logistica Ferrovie Italiane, con uno stipendio che potrebbe aggirarsi sui 200 mila euro annui. «Infine – conclude la segretaria – non è solo questione di indignazione, ma di smettere di richiedere i sacrifici ai soliti noti per poi chiudere gli occhi su un problema che, accomunato a pensioni d’oro e vitalizi, pare non trovare soluzione».

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