Aemilia, Giglio: «Un bazooka e una mitraglietta sepolti da qualche parte»
Tra le centinaia di pagine dei verbali del pentito di mafia Giuseppe Giglio, spuntano nuovi particolari sulla cosca e i suoi affari
REGGIO EMILIA La politica della deterrenza tra i clan è stabilita dalla potenza di fuoco, soprattutto al sud, ma con episodi che toccano anche il nord. A riportare in auge l’argomento è ancora Giuseppe Giglio nei “nuovi” verbali dei suoi interrogatori. Uno degli imputati di Aemilia, confida Giglio, «ha diverse armi sepolte tra cui un bazooka e una mitraglietta, ma non so dove».
Poi tira in ballo anche Gaetano Blasco, «ha armi in un magazzino» anche questo non conosciuto, ma lo stesso gli avrebbe assicurato che sarebbero «facilmente raggiungibili in caso di necessità». Proprio Blasco che, anche nell’ultima udienza del processo Aemilia, è stato tirato in ballo da un testimone che ha raccontato di aver trovato due mitra di piccola dimensione dentro due cassette porta attrezzi in un laboratorio di sua proprietà in via Bruno a Reggio Emilia. Armi che Blasco, allora suo socio in affari, gli disse che erano giunte dalla Germania e che erano dirette in Calabria.
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Ci sono poi i rapporti, spesso tesi, tra gli stessi protagonisti del gruppo d’affari, tra capi ed estranei al clan, legati però da guadagni illeciti che hanno sempre fatto da collante. Le controversie sorte nel gruppo ’ndranghetistico emiliano venivano trattate e risolte dai “capi” Nicolino Sarcone e Alfonso Diletto, dice Giglio. Michele Bolognino, altra figura di spicco, è invece incasellato alla pari dei Sarcone e Diletto, ma come affiliato della famiglia Megna.
AEMILIA - Le motivazioni del giudice
In seconda battuta, qualora non si arrivasse a una soluzione o qualcuno avesse ancora qualcosa da pretendere, le controversie venivano portate al cospetto di Nicolino Grande Aracri, che aveva la massima autorità per decidere. Proprio il boss “manuzza” avvertì Giglio – durante un incontro a Cutro – di affidarsi per gli affari da un certo momento in poi ad Antonio Gualtieri, imprenditore edile soprannominato da alcuni “ediltetto”, nome mutuato da quello della sua azienda, personaggio in vista a Reggio Emilia e considerato un rappresentante dei costruttori cutresi in provincia.
Tutte conferme sui fatti contestasti agli imputati del maxi processo Aemilia che riprende oggi con una nuova udienza in tribunale.
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