Arrestato il finanziere Aldo Pietro Ferrari
Mutui neozelandesi: il 71enne, già imputato del processo Aemilia, accusato di truffa dalla Finanza
REGGIO EMILIA. Proponevano falsi finanziamenti a imprenditori e aziende in difficoltà economica in Italia e in Europa attraverso una fantomatica società neozelandese, incassavano subito una percentuale per la sottoscrizione del contratto di mutuo e poi non consegnavano nemmeno un euro. È questo il modus operandi dell’organizzazione scoperta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Parma.
Una maxi truffa finanziaria da tre miliardi di euro che vede coinvolte in tutto 14 persone, sei sono agli arresti; 70 sono gli imprenditori raggirati. L’operazione, denominata “Re Mida”, è scattata ieri mattina a Parma ma anche a Forlì, Bolzano, La Spezia, Lodi, Frosinone, Siracusa e Palermo.
Al vertice dell’organizzazione c’era Aldo Pietro Ferrari, 71enne originario della Spezia ma residente a Parma, imputato nel processo Aemilia. Di Ferrari, nell’ambito del maxi processo in corso al tribunale di Reggio Emilia, si è parlato nell’udienza del 22 giugno scorso, quando il maresciallo Dubrovich, dei carabinieri di Fiorenzuala d’Arda, ha ricostruito l’intricata vicenda del tentativo della cosca di acquisire nella primavera del 2012 i beni del fallimento della Rizzi Costruzioni srl di Verona.
La parte più difficile di questo affare consisteva nel trovare 100 milioni di euro di finanziamento per poter comprare i beni all’asta. È qui che Antonio Gualtieri (condannato a 12 anni con rito abbreviato) si rivolge al finanziere parmigiano Aldo Pietro Ferrari: toccherebbe a lui procurare questo maximutuo tramite una società neozelandese.
Di Ferrari si è parlato anche nel marzo scorso, e nel luglio del 2015, per una violenta rapina subìta dal finanziere nella sua villa di Parma: otto mesi dopo l’assalto, infatti, nascosta in un anfratto di un garage a Cella, la polizia ha trovato una borsa sportiva sigillata, contenente un ingente quantitativo di gioielli, coltelli, orologi, ben 10.000 euro e altre banconote in lire. Si trattava del bottino della rapina milionaria in villa avvenuta il 16 luglio 2015 a Martorano (Parma), ai danni di Aldo Pietro Ferrari.
Già finito in carcere sempre per truffa, bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere, Ferrari aveva allestito, assieme agli altri membri dell’organizzazione, un lussuoso ufficio nella zona nord di Parma, a poca distanza dal casello dell’autostrada. Questa era ufficialmente la sede italiana dell’azienda neozelandese che vantava anche filiali negli Stati Uniti, in Israele, in Giappone, a Singapore e in Grecia, con contatti con tutti i maggiori istituti finanziari del mondo. A Parma l’organizzazione riceveva gli imprenditori italiani in cerca di finanziamenti offrendo mutui che andavano da un minimo di 5 milioni sino anche a 100 milioni ed oltre. Al momento della sottoscrizione del contratto di finanziamento, l’organizzazione richiedeva la riscossione immediata di una parcella compresa fra il 5 e l’8% del mutuo concesso quali “spese istruzione pratica”. Uno stratagemma che ha permesso ad Aldo Pietro Ferrari e ai suoi complici di incassare in circa due anni oltre due milioni di euro a fronte di tre miliardi di fantomatici finanziamenti. Dei prestiti, alla fine, ovviamente non è mai arrivato nulla.
In manette, oltre ad Aldo Pietro Ferrari, sono finiti un 63enne originario di Reggio Calabria ma residente nello spezzino, un 54enne nato in provincia di Siracusa e residente a Palermo, Nicola Bufo, un 69enne di Bari residente a Fidenza (Parma), un 43enne della provincia di Parma e un 57enne della provincia di Lodi.
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