La montagna chiede la deroga a Roma
L’insieme dei comitati: «Abbiamo raccolto la documentazione, ci sono le basi. La Regione faccia da intermediario»
CASTELNOVO MONTI. Una serata in teatro per presentare i documenti redatti in modo collettivo in questi mesi di lavoro, e per chiedere di fatto alla Regione di avanzare al Ministero una domanda di deroga per il punto nascite dell’Ospedale Sant’Anna.
A organizzarla è il gruppo “Insieme per l’Ospedale Sant’Anna”, che riunisce tutti i soggetti interessati al mantenimento del servizio, enti, associazioni e comitati. «Ci sono basi concrete sulle quali chiediamo il mantenimento del Punto Nascite di Castelnovo Monti: chiediamo dunque alla Regione di farsi portavoce di quest’istanza al Ministero della Salute, visto che lo stesso Ministro Lorenzin ha previsto la possibilità di derogare ai parametri numerici per la salvaguardia dei punti nascite in aree geograficamente disagiate, in caso vengano mantenuti gli standard di sicurezza».
Sono le parole con cui i comitati popolari, tra i quali ovviamente “Salviamo le Cicogne”, le associazioni di categoria e di volontariato del territorio, le organizzazioni sociali e politiche di tutto l’Appennino annunciano la serata del prossimo 25 ottobre, quando illustreranno pubblicamente al Teatro Bismantova, dalle 20.30, i documenti che con un lavoro collettivo, insieme anche all’amministrazione comunale di Castelnovo Monti, hanno prodotto da utilizzare come base di dialogo con la Regione e il Ministero.
L’intento è chiedere che, prima di prendere qualsiasi decisione sul Punto Nascite dell’Ospedale Sant’Anna, si dialoghi col territorio e siano compiute valutazioni sulla situazione complessiva che si costituirà nei prossimi mesi per quanto riguarda la sanità in provincia di Reggio. «Ci sono alcuni aspetti che consigliano assolutamente di mantenere attivo il punto nascite – sottolineano le associazioni – La proposta che abbiamo avanzato insieme, più volte, come rappresentanze del territorio, è quella di potenziare e rendere effettiva, sotto tutti i punti di vista, la turnazione dei medici del reparto, già avviata con il Santa Maria Nuova di Reggio, per essere conformi, anche sulla carta, alla normativa sui 500 parti. Crediamo che questo tipo di sperimentazione potrebbe essere un progetto pilota di grande importanza, che ci porrebbe come capofila per tutti quei territori periferici, e sono tanti, dove in questo periodo sono molto accese le proteste per la possibile soppressione di punti nascite». Concludono le associazioni: «Se si intende incentivare l’incremento demografico a livello nazionale, tema che, anche se con modalità che hanno sollevato perplessità, il Ministero della Salute ha lanciato con forza in queste settimane, la base per farlo dovrebbe essere proprio l’agevolazione verso le giovani famiglie: poter contare su servizi vicini, che consentano di programmare la gravidanza e la nascita con tutta la necessaria tranquillità. La fusione delle due aziende Ausl e Santa Maria Nuova dovrebbe inoltre essere completata entro la fine di dicembre, con la conseguente effettiva turnazione dei medici. Sappiamo che la turnazione delle equipe richiederebbe prima di tutto un'assunzione di responsabilità del personale medico, ma sappiamo anche che su altri reparti l’integrazione con il Santa Maria ha dato ottimi risultati».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
