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«La riforma del lavoro? È un Flop Act»

di Roberto Fontanili
«La riforma del lavoro? È un Flop Act»

La Cgil di Reggio Emilia attacca il Governo sul Job's Act: «La ripresa non c’è stata e non si è avuta la contropartita promessa ai lavoratori»

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REGGIO EMILIA. «Una volta ridotti gli sgravi fiscali, nei primi sei mesi del 2016 sono stati assunti a tempo indeterminato 2.500 lavoratori in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per questo il Job’s Act a Reggio si è rivelato un flop».

Questo il commento di Vanna Gelosini sull’andamento del mercato del lavoro nella nostra provincia, che è in linea con il dato nazionale.

Dopo aver analizzato per conto della Camera del lavoro reggiana i dati dei Centri per l’impiego, il confronto tra il primo semestre 2016 e lo stesso periodo dell’anno precedente, per la Cgil «non è per nulla incoraggiante».

Nei primi sei mesi del 2016 le assunzioni sono state 7.513 in meno (-15,3%) e i lavoratori avviati al lavoro sono stati 2.438 in meno (-7,7%). Per cui, sostiene la Camera del lavoro, «il piano messo a punto dal governo Renzi e in parte da quelli che l’hanno preceduto, la ripresa economica che doveva passare da una riforma del lavoro che assicurasse il libero licenziamento e garantisse alle aziende maggiore snellezza burocratica e flessibilità, non c’è stata e non si è avuta la contropartita promessa ai lavoratori e ai giovani».

L’analisi dalla Camera del lavoro segnala 7.513 assunzioni in meno: 41.663 avviamenti (numero dei rapporti di lavoro attivati) nel 2016 rispetto ai 49.175 del 2015. I lavoratori avviati (ovvero persone che fisicamente sono andate al lavoro) sono 2.438 in meno rispetto all’anno scorso (29.404 lavoratori avviati nel 2016 rispetto ai 31.842 del 2015). Questi dati complessivi, mentre aumentano dell’1,6% gli avviamenti in agricoltura, del 2,4% nell’industria e diminuiscono del 3,9% nei servizi. Positivo il saldo tra il numero dei lavoratori avviati al lavoro e quelli che hanno cessato il proprio rapporto di lavoro.

«Il saldo resta positivo con 3.977 persone, come nel 2014, ma con un peggioramento delle condizioni contrattuali e di garanzia occupazionale».

Anche il numero degli occupati non è più un dato certo, ma viene letto e stiracchiato per diventare un elemento a sostegno della propria tesi. Per il Governo anche i voucher sono indice di occupazione, per la Cgil è tutt’altro. «Non si possono trasformare questi contratti in posti di lavoro e in occupati. Se lo fossero, sarebbero 700 posti di lavoro. Ma la media dei compensi per questi tipi di contratto è di 800 euro l’anno» chiarisce Vanna Gelosini. Secondo lo studio della Cgil reggiana i contratti di lavoro a tempo indeterminato con le nuove tutele crescenti sono l’11,5% degli avviamenti complessivi: 4.782 contro i 7.120 del 2015 (meno 2.338, pari a un calo del 32,8%), rispetto all’anno in cui il Governo ha finanziato le assunzioni a tempo indeterminato con oltre 8.000 euro cadauna. Ma dal 2016 l’incentivo si è considerevolmente ridotto.

I contratti a termine attivabili (assunzione diretta dell’azienda o attraverso le agenzie interinali), aumentano dell’1,0% (se si considerano le assunzioni per sostituzione si sale al 10,9%, pari a 24.768 avviamenti).

L’apprendistato rappresenta il 3% del totale delle assunzioni con un + 0,7% (1.263 avviamenti) rispetto al 2015.

Dopo le ultime regole introdotte dal Governo per verificarne l’autenticità, il lavoro a progetto cala e arriva allo 0,9% (pari a 368 assunzioni). I tirocini aumentano del 2,20% rispetto al 2012 (1.202).

Ma per la Cgil «questi non sono rapporti di lavoro e per il tirocinante è previsto solo un rimborso spese». Infine il lavoro intermittente o “a chiamata” rappresenta il 2,6% (1.068) con un calo del 5,9% rispetto al 2012. Da ultimo la Cgil sottolinea che non è più possibile precisare il livello di disoccupazione in provincia per cui il dato al 31 dicembre 2015 «è inquinato e non reale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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