Lascia un’eredità milionaria alla biblioteca
Gesto di generosità del toanese Ettore Gandini: donazione alla Delfini di Modena, dove amava andare
TOANO. Un uomo che amava i libri e la lettura sopra ogni cosa, ma che passava ore in sala lettura a consultare i giornali, a esplorare la realtà di ogni giorno dalle pagine dei quotidiani e dei settimanali. È il ritratto di Ettore Gandini, il benefatto di origini toanesi che ha regalato un’eredità milionaria alla biblioteca “Delfini” di Modena. Sarebbe potuto entrare in uno dei libri dello scrittore a cui è dedicata la biblioteca civica. Con una differenza: mentre i protagonisti dei libri dell’autore de “I ricordi della Basca” si muovevano tra la Ghirlandina e la Bassa, Gandini era arrivato in piazza Grande scendendo da Toano.
Per tutta la vita, seguendo la professione di legale per l’Enel, si è spostato tra Milano e Roma ma non ha mai dimenticato nè la città in cui ha scelto di vivere, nè il borgo dov’era cresciuto da ragazzino. Alla fine, nel crepuscolo della vita, ha preso la penna in mano e ha stilato il suo bilancio personale. Nel suo testamento ci sono i ringraziamenti alle persone e alle istituzioni che lui sentiva più vicine. Alla Biblioteca Delfini, che lui ha citato esplicitamente nelle ultime volontà, ha lasciato la parte più cospicua dei suoi beni, ovvero due appartamenti (uno a Modena e l’altro a Sassuolo) e titoli azionari per un valore di 1,8 milioni di euro alla data in cui scrisse di suo pugno il lascito nel novembre del 2015.
Già gravemente sofferente per la malattia che tre mesi dopo lo ha spento, con incredibile lucidità e perizia di legale Gandini ha elencato i beneficiari dei beni. Alla sua badante straniera, che gli aveva curato la casa e lo ha accudito, lascia 150 mila euro in contanti. A Toano le terre ereditate andranno a chi le ha curate sinora, mentre la casa in pietra, dove lui passava le vacanze d’estate quando non era al mare, apparteranno a chi gli faceva da custode tuttofare.
Chi è in ansia per l’improvvisa fortuna è la sua badante rumena, Daniela Anchievici, un’infermiera di 46 anni arrivata in Italia nel 2002. «Ho lavorato alcuni anni in varie strutture della città e della provincia - racconta - Ma erano sempre assunzioni a breve termine, pochi mesi e poi il lavoro finiva e dovevo cercare un altro posto. Non mi sono mai fermata. Ho conosciuto il signor Gandini tredici anni fa e ho cominciato a seguire le sue faccende di casa. Da lui ho iniziato a lavorare a tempo pieno sette anni fa, con regolare contratto. Era una persona molto autonoma e molto orgogliosa; per pranzo e cena spesso faceva ricorso a una pizzeria vicino a dove abitava in via Paolo Ferrari o comprava qualcosa di già pronto in rosticceria. Si era abituato a vivere da solo. Dopo una vita di lavoro aveva scelto di usare il tempo della pensione per conoscere il mondo. America del Sud, Argentina, Francia, Cina, Russia, Romania, Islanda e Irlanda: è stato dappertutto, ogni volta che veniva a casa aveva un souvenir per me e mio marito. Foto? No, non aveva piacere di scattarle nè di conservarle».
Sportivo e sciatore sino a due anni fa, Gandini si è fermato quando è arrivato a 75 anni: «Le gambe non mi tengono più» avva dato. E da allora si era fermato.
A novembre ha consegnato il testamento al notaio Borghi e il 3 febbraio di quest’anno si è spento.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google