«Raccolta firme casa per casa per il clima di terrore che c’era»
BRESCELLO. Hanno voluto rilasciare dichiarazioni spontanee nell’udienza di ieri davanti al gip Angela Baraldi, l’ex consigliera comunale ed esponente della Lega Nord Catia Silva e altri tre dei...
BRESCELLO. Hanno voluto rilasciare dichiarazioni spontanee nell’udienza di ieri davanti al gip Angela Baraldi, l’ex consigliera comunale ed esponente della Lega Nord Catia Silva e altri tre dei cinque indagati per falso in atto pubblico, per le firme necessarie per poter presentare alle elezioni 2014 la lista “Brescello Onesta”. Alcune delle quali, per la procura, sono state raccolte senza autenticazione, come previsto dalla legge.
«Sono 7 su 70 quelle che mette in discussione l’accusa« spiega l’avvocato di Catia Silva, Gianluca Vinci.
Il pubblico ministero Stefania Pigozzi, nell’udienza del maggio scorso aveva chiesto il rinvio a giudizio per i cinque imputati, tra cui l’ex consigliera provinciale Paolo Roggero - era lui il certificatore - una dottoressa del paese e la figlia.
Ma gli imputati si sono sempre difesi dall’accusa, sostenendo invece di aver fatto tutto secondo le regole.
«Durante l’udienza - spiega Vinci - Catia Silva ha spiegato perché la raccolta firme non poteva avvenire nei banchetti in piazza, ma doveva necessariamente essere fatta casa per casa: per il clima di intimidazione e minacce che si viveva in paese. Ma ha spiegato che Roggero, il certificatore, era presente. Non sempre si qualificava come consigliere provinciale per timore di impaurire la gente».
Per il Comune di Brescello, a ora nessuno si è costituito parte civile. «Era pronto a costituirsi come parte lesa per questa vicenda ai tempi di Coffrini, i commissari oggi hanno ritirato la delibera» chiariva l’esponente del Carroccio ieri a margine dell’udienza.
Il giudice per le indagini preliminari si è riservato di decidere sulla posizione dei cinque imputati e ha rinviato il processo al 16 novembre prossimo. «Abbiamo fatto rilevare che oltre il 90% delle firme sono regolari. Se ne contestano sette perché qualcuno non ricorda o forse si confonde: in seguito ci sono state altre raccolte firme, quando la Silva era già consigliera e quindi poteva autenticarle lei. Inoltre, va fatto notare che tutta questa indagine parte da una lettera anonima firmata “gola profonda”» conclude l’avvocato.
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