Con il neonato vendono monete rubate
Reggio Emilia: coppia di ricettatori fermata a un Compro Oro e denunciata. Nella loro casa trovato un tesoro del valore di 50mila euro
REGGIO EMILIA. Aveva in casa un armamentario degno di un esperto: liquidi reagenti in grado di rivelare in pochi secondi se un oggetto è in metallo prezioso, un valutatore elettronico di diamante (si appoggia il brillante e il marchingegno indica il grado di purezza), una carta abrasiva per “grattare” il pezzo e verificare che non sia solo bagnato nell’oro, insomma tutto l’occorrente per discernere e distinguere con calma la refurtiva di valore da quella non monetizzabile.
È l’armamentario che hanno trovato gli uomini della squadra mobile della questura di Reggio in zona Mirabello, a casa di una coppia di georgiani – lui 36 anni, lei 32 anni – pizzicati in centro storico mentre, facendosi scudo con il loro neonato, cercavano di piazzare una piccola parte di una refurtiva del valore di oltre 50mila euro: entrambi sono stati denunciati per il reato di ricettazione.
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La vicenda è emersa da una intuizione di una pattuglia della Mobile che, mercoledì mattina, nel corso di un’attività di perlustrazione e prevenzione in centro storico, ha visto un uomo e una donna con tanto di passeggino davanti a un Compro Oro: la donna è entrata nel negozio, mentre l’uomo è rimasto fuori, accanto al figlio nato due mesi fa.
Ma il modo in cui lo sconosciuto si guardava intorno, e il nervosismo alla vista dei poliziotti, ha indotto gli agenti ad approfondire. Si è scoperto così che, mentre la 32enne all’interno del negozio cercava di vendere due monete d’oro, il 36enne rimasto prudentemente fuori aveva addosso un cofanetto rigido in pelle contenente un anello d’oro con diamante da più di 22 carati (che in seguito un gioielliere ha stimato in almeno 30mila euro), due Rolex originali (circa 10mila euro), svariate monete d’oro commemorative e rare da collezione (altri 10mila euro, ma il valore numismatico è senza dubbio maggiore): un “tesoretto” di probabile provenienza illecita.
Come faceva la coppia di immigrati, all’apparenza senza alcuna fonte di reddito, a essere in possesso di quegli oggetti?
Inoltre, se la donna è incensurata e in Italia da due mesi – la data d’ingresso coincide con la nascita del piccolo –, il 36enne, che parla georgiano ma ha documenti della Repubblica Ceca, è risultato gravato da precedenti per reati contro il patrimonio: arrestato due volte per furto in abitazione, in un’altra occasione fermato per ricettazione. Il fatto poi che lui stesse fuori, mentre la donna tentava di monetizzare due pezzi, ha fatto pensare che la coppia volesse procedere a vendite frazionate e in piccole quantità proprio per non attirare l’attenzione: i Compro Oro sono tenuti a registrare i dati dei clienti e a conservarli per quindici giorni, ma è chiaro che vendere con prudenza i pezzi poco alla volta, cambiando negozio, passa inosservato.
Considerando questi forti indizi, la Mobile ha chiesto e ottenuto, tramite il pm Stefania Pigozzi, un decreto di perquisizione domiciliare nell’appartamento della coppia, in zona Mirabello. E lì sono saltati fuori gli “attrezzi del mestiere” del 36enne, che gli inquirenti considerano un ricettatore di secondo livello nonché un probabile autore di furti (ma di quest’ultimo reato il georgiano non è accusato). Nella casa c’era il necessario per aprire porte senza lasciare segni di effrazione (lime, grimaldelli, chiavistelli, un conio per duplicare chiavi e un cesellatore per modellarle), nonché quegli strumenti raffinati per identificare gli oggetti più preziosi.
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