Jobs act, sulle cifre tra il Pd e la Cgil riesplode la guerra
Il renziano Bertani sconfessa la bocciatura sui posti di lavoro «L’unico flop è di chi vedeva l’apocalisse in arrivo»
REGGIO EMILIA. Non bastavano le recenti e insanabili divergenze sul referendum costituzionale. Tra Cgil di Reggio e Pd renziano riesplode in queste ore la guerra sul tema del lavoro, ferita mai sanata dopo l’ultima riforma. Da lungo tempo, infatti, è in atto un aspro confronto che riguarda uno dei motori centrali dell’azione di Governo: il Jobs act, ribattezzato due giorni fa dalla Camera del Lavoro di Reggio “Flop Act”. Il report della Cgil di Reggio Emilia contiene un giudizio netto: un calo delle assunzioni e degli avviamenti al lavoro, un peggioramento delle condizioni dei lavoratori, e il boom dei voucher. Uno studio che corrobora la tesi della Cgil di Reggio, città che ha dato i natali a Maurizio Landini, segretario della Fiom e capopopolo della sinistra di fabbrica. «Un piano messo a segno che non ha visto alcuna ripresa economica e non ha prodotto la contropartita promessa ai lavoratori e ai giovani, cioè posti di lavoro e riduzione della precarietà, che non è mai arrivata», aveva spiegato due giorni fa Vanna Gelosini, portabandiera della segreteria reggiana che l’anno passato si è spaccata con l’uscita dell’area vicina alla segretaria nazionale Camusso.
«Onestamente l'unico flop che vedo è nelle previsioni di chi prima dell'approvazione del Jobs act paventava scenari apocalittici, smentiti dai fatti», afferma invece Giacomo Bertani. Sui numeri il giovane di area renziana, responsabile provinciale per l'economia del Pd, aggiunge che la provincia di Reggio Emilia «ha quasi 4.000 occupati in più negli ultimi sei mesi. E continua a calare il tasso di disoccupazione provinciale che dal 6,7% di fine 2014 potrebbe attestarsi intorno al 6% alla fine di quest'anno». Inoltre «se il Pil dell’Emilia-Romagna cresce dell'1,1%, migliore dato di tutto il paese, Reggio Emilia fa meglio ed è proiettata su un più1,4% nel 2016». E ancora: «Crolla la forma contrattuale meno tutelante, il contratto a progetto, che scende sotto l'1% dei nuovi avviamenti al lavoro e calano le ore di cassa integrazione straordinaria ed ordinaria».
Il ricorso agli ammortizzatori sociali, evidenzia infatti il democratico, «riguarda oggi meno di 10.000 lavoratori (erano 26.000 ad inizio crisi nel 2009)». Insomma, conclude Bertani, «il terreno da recuperare rispetto ai livelli precrisi è ancora tanto, ma stiamo rimettendo in moto l'economia del paese. Gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato sono una misura straordinaria che cala progressivamente e che ha portato risultati buoni. i numeri hanno la testa dura».
La realtà di fine anno parla di una situazione non proprio rosea a Reggio. I distretti sono infatti sull’altalena per quanto riguarda l’export, con i formaggi che salgono mentre macchine e trattori scendono nei ricavi.
Nel secondo trimestre 2016 la sola meccanica agricola reggiana ha segnato un -2,3% mentre quella per l'industria ceramica di Reggio segna addirittura un -16,5%. Alcune grandi aziende sono uscite dal tunnel mentre altre hanno ripreso il tiraggio della cassa integrazione perché, purtroppo, il mercato interno è debole e molto esposto verso l’export, che funge da traino ma soffre sui cambi e delle tensioni politiche. Il dato del Pil regionale resta positivo ma non rappresenta ancora la scossa necessaria per tornare a un disoccupazione al 5%, dato fisiologico prima della grande crisi e su cui si scornano ancora sindacati e politica.
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