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«Mio papà non vedrà il secondo nipote»

di Ambra Prati
«Mio papà non vedrà il secondo nipote»

La tragedia Boretto: parla la figlia del 73enne Ermanno Benassi travolto e ucciso da un’auto mentre andava al circolo

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BORETTO. «Sarebbe diventato nonno per la seconda volta a novembre: non vedeva l’ora». Monica, figlia di Ermanno Benassi, 73 anni, il pensionato travolto sulle strisce pedonali da un’auto e deceduto all’istante giovedì sera, è mamma di un bimbo di 4 anni e, incinta del secondo figlio. Un altro maschietto: una notizia che aveva rallegrato molto nonno Ermanno. Ma il destino ha deciso che non potrà mai conoscere il nipotino.

«Mio papà era molto legato alla famiglia e faceva il nonno a tempo pieno. Abitava da solo nel centro del paese in via Felice Montanari, a 500 metri di distanza da casa nostra – racconta Monica – ed era un abitudinario: al mattino faceva un giro a prendere caffè e pane, tutti i pomeriggi veniva a casa mia ad aiutarmi con la gestione del bimbo, alla sera andava al Circolo Borettese “Il Cantiere del Genio”». Una vita tutta casa, famiglia e circolo, dove stava in compagnia e giocava a carte: questa era la quotidianità di Ermanno Benassi, da quando era andato in pensione, una decina di anni fa. Conosciuto e benvoluto in paese perché nato e sempre vissuto a Boretto, era stato uno dei primi carpentieri della storica ditta Strana, che produceva navi, mentre nell’ultimo periodo di attività aveva lavorato come operaio alla Pramar, azienda di stufe di Brescello.

«Mio padre era una persona buona e un gran lavoratore - prosegue Monica – al circolo andava tutte le sere a piedi, perché non se la sentiva di guidare con il buio e a quel bar conosceva tutti. Un percorso di 5-10 minuti a piedi molto tranquillo».

Giovedì scorso, proprio mentre attraversava a piedi sulle strisce pedonali via Argine Po all’altezza della pizzeria “Da Luisa”, Benassi è stato travolto in pieno da una Fiat Panda condotta da un 76enne; sbalzato a metri di distanza, l’impatto è stato fatale e i volontari della Croce Azzurra di Poviglio e il personale dell’automedica non hanno potuto far altro che constatare il decesso.

Quella sera, saputo dell’incidente e preoccupata che il genitore non rispondesse al telefono, Monica ha avuto conferma del triste presagio («mi hanno chiamato alcuni parenti») e si è subito recata sul posto. Ai carabinieri, l’automobilista ha detto di non averlo visto perché il punto è poco illuminato. «Io non saprei, ma non voglio polemiche. Per noi è stato il destino: si vede che gli doveva accadere questo, lui che non ha mai avuto problemi di salute» conclude la figlia.

La salma è sotto procura, a disposizione del pm Stefania Pigozzi. Con ogni probabilità il magistrato non chiederà l’autopsia, visto che la causa del decesso è chiara. Bisogna però attendere il nullaosta dalla procura per poter fissare la data del funerale.

Separato, Ermanno Benassi lascia la figlia Monica, il genero Simone, l’adorato nipotino e due fratelli, residenti a Viadana di Mantova.

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