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Chiodi, vetri, rottami sulla pista ciclabile inaugurata sull’Enza

Chiodi, vetri, rottami sulla pista ciclabile inaugurata sull’Enza

San Polo: la denuncia di Ferrari (Salviamo il Paesaggio) «Sembra materiale inerte delle demolizioni edilizie»

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SAN POLO. È sempre una notizia positiva quando si parla di strade riservate a biciclette, escursionisti, ai camminatori con bambini e cani al seguito. Come è il caso della pista ciclopedonale che da San Polo porta a Montecchio e viceversa che si snoda per circa 6 chilometri lungo il greto dell’Enza, inaugurata lo scorso 17 settembre. Tutto bene quindi? Non proprio.

A puntare il dito contro questa pista o, meglio, contro un paio di tratti, è Valterio Ferrari, referente di Reggio Emilia per “Salviamo il Paesaggio”, il forum italiano che raggruppa movimenti per la terra ed il paesaggio. Ferrari sostiene che per realizzare circa 400 metri di nuovi tracciati, assieme a sassi e ghiaia, è stato usato materiale inerte che sembra scarto di demolizioni edilizie “condito” con chiodi, pezzi di fil di ferro, tondini, viti, bulloni. Insomma una specie di terreno “minato” con gli scarti metallici che spuntano insidiosamente dal terreno e che avrebbero già causato diverse forature alle biciclette.

Ombre, ma anche luci. Ferrari dice che «è comunque positivo che si sia completato il percorso e che vanno ben ringraziati per il loro impegno i volontari del Cai, e non solo». Ma ciò detto, con amara ironia afferma che la ciclopedonale «s'integra perfettamente nel paesaggio dell'Enza degradato e il nostro fiume» perché «degradata è anche la pista. Negli ultimi 40 anni tutto l'alveo e il paleoalveo hanno subìto violenze indicibili a causa delle escavazioni, dei frantoi (macchinari per frantumare massi per farne pietrisco, ndr) e dell'incuria che ne è inevitabilmente seguita». E ancora: «Un territorio devastato da cave, buche, vecchi manufatti abbandonati, rifiuti sotterrati o semplicemente buttati lì da decenni», come documentano anche alcune foto dello stesso Ferrari che mostrano plastica e altri rifiuti tra la vegetazione.

Sfoderando altra amara ironia, Ferrari dice che viene da ridere «molto amaramente leggendo il comunicato ufficiale dell'inaugurazione del tracciato che parla di sei chilometri immersi nel verde». E oltretutto non si tratta nemmeno di una pista tutta nuova, perché per l'80% «coincide con la strada sterrata utilizzata per decenni dai camion dei frantoi».

Ma quello che a Ferrari proprio non va giù sono i due nuovi tratti che sono stati realizzati da aziende private di escavazioni e frantoi. Per questi lavori, sarebbe stato infatti utilizzato materiale di riempimento dove è finito un po' di tutto: tanti scarti metallici, pezzi di vetro e ceramica.

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