Mafia, Catia Silva perseguitata: indagano i carabinieri
Brescello, la leghista ha denunciato una serie di vicende sospette: “Vogliono intimidirmi prima di ogni udienza, ma io non mi piego”
BRESCELLO. Episodi inquietanti finiti in un'indagine dei carabinieri per atti persecutori. Tira sempre "aria pesante" a Brescello per Catia Silva, 53 anni, storica esponente della Lega Nord che da tempo si batte contro le infiltrazioni mafiose nel paese di Don Camillo e Peppone. Martedì non ha esitato a presentarsi in caserma dal comandante Antonio Orfei a denunciare quanto le sta accadendo e per il momento sono scattati accertamenti contro ignoti.
La vicenda-chiave risale a poche ore prima l’aver denunciato i fatti. Martedì lei e il marito intorno alle 6.30 si sono messi in macchina per andare al lavoro (hanno un’azienda a Novellara) e alla rotonda che in via Cisa Ligure poi immette sulla Cispadana i due coniugi hanno notato una macchina in sosta nei pressi dell’albergo che si trova in quel punto, per poi mettersi in moto al loro passaggio.
Tutto fila liscio lungo la Cispadana sino all’altezza di Gualtieri quando, all’improvviso, il marito della Silva è costretto a frenare bruscamente perché si trova di fronte un’auto: «Ci ha tagliato la strada – ripercorre quei momenti di tensione l’esponente del Carroccio – per poi fuggire imboccando lo svincolo che porta a Gualtieri. Ma la cosa strana è che l’auto che ci seguiva sin dalla rotonda, come avevamo constatato tenendola d’occhio con lo specchietto retrovisore, era a quel punto sparita».
Catia Silva ipotizza un collegamento (via radio? via cellulare?) fra l’auto-pirata e quella tallonatrice. Ma è un’ipotesi a cui la 53enne fa seguire un’altra concatenazione: «Quando sono in arrivo delle udienze che mi riguardano mi succede qualcosa di strano: un proiettile, un altro tentativo di buttarmi fuori strada, una bandiera bruciata». E tanto per gradire, martedì era la vigilia di due nuovi “passaggi” in tribunale a Reggio. «Ma se pensano di intimidirmi e di non farmi andare al palazzo di giustizia – sbotta la rappresentante della Lega Nord – si sbagliano di grosso. Non mi piego!».
In denuncia anche il fastidioso “rituale” che accompagna spesso il passaggio in piazza della Silva: «Gente che mi guarda, ride, fanno “boom”, mimando con la bocca un colpo di pistola. Sta succedendo troppe volte». Saranno le indagini dei carabinieri a chiarire se si tratta di persone che hanno a che fare con l’attività antimafia portata avanti da anni in loco dalla leghista.
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