Gazzetta di Reggio

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Spauracchio neroverde e calcinculo

Stefano Scansani
Spauracchio neroverde e calcinculo

L'editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, sulla polemica dei nuovi seggiolini al PalaBigi

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REGGIO EMILIA. Mentre il mondo intorno è in giostra per mille drammi e bisticci, qualcuno qui a Reggio s’è fissato con i seggiolini. Cioè sta alimentando un dibattito sulle nuove poltroncine del PalaBigi e ne sta facendo una questione di dignità reggiana. Il dibattito in corso sui social media e in molti bar è divertente, e sta prendendo una piega che neanche Goethe o Kandisky con la loro Teoria dei colori avrebbero saputo gestire.

La scelta fatta dal Comune nel sistemare la struttura di via Guasco, appena dietro la Ghiara, prevede di far vibrare la tribuna con delle sedute colorate. Con uno spirito cisalpino sono in montaggio le poltroncine distinte in tre bande: non ci si può sbagliare, è il riferimento alla bandiera italiana che da noi fu scelta e consacrata nel fatale 1797.

Con altrettanto cipiglio locale, su una stessa linea orizzontale, una serie di sedute di colore nero “scrivono” Reggio Emilia. Nella porzione di sedie rosse scorrono le lettere REG, su quella della zona bianca appare GIO E e infine su quelle verdi MILIA. C’è chi non ci sta. Perché vede nell’intrusione del nero dentro il verde i colori dell’insopportata, invadente, vincente, occupante Sassuolo o Mapei (chiamatela come vi pare) che infatti sbandiera una casacca neroverde.

Quello raggiunto dalla lettura delle tinte e dalla loro interpretazione è il livello superiore a cui poteva arrivare l’intolleranza di certi reggiani nei confronti della società modenese che nella nostra città ha stadio e campo vittorioso e s’é presa anche la squadra di calcio femminile. Mentre la Regia è in marcia.

Ma non è questo il punto. È infatti la teoria dei colori al servizio delle tifoserie più sensibili o degli avversi per abitudine, che intriga, partendo dal concetto che le tinte in uso al PalaBigi sono il rosso, il bianco, il verde e il nero.

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In esse ognuno intinge, mescola e attinge quel che vuole con molto dispiego di tempo ed energie.
Dal suo punto di vista il giornalista Wainer Magnani, addetto stampa della Reggiana, non le manda a dire. Piuttosto scrive: “Se si vogliono utilizzare i colori della bandiera il nero stona o no? Bastava usare il bianco per scrivere REGG poi il rosso sul bianco per scrivere IO EM infine il bianco sul rosso per concludere ILIA. Non mi pare sia così difficile”.

Lo sciame della polemica è automatico. Daniele Valenti: “Spero nell'indignazione dei cestisti xche qua siamo ormai alla follia”. Alessandro Olmi: “Agghiacciante...”. Davide Carlini: “Follia? il disegno è chiaro quanto subdolo, evidente quanto bieco; anche i meno perspicaci hanno ormai capito quello che era chiaro fin da subito: sostituirsi in toto alle realtà sportive reggiane; continuare a negarlo è insultare la propria intelligenza”.
Giacomo Bonacini Cicerone: “Il bianco ci stava molto meglio e se vuoi fare una scritta falla campo rosso scritta bianca al massimo, il peggio è che sto schifo lo paghiamo noi”.

E poi Elio Vacondio: “Basta con questa rivalità, il calcio è fatto di gente che investe. La Reggiana si è fatta scappare la squadra femminile e questo gli brucia. Sveglia, dentro c’è gente che non ha niente a che fare col calcio”.

Alessandro Iori: “La parte che sarà in nero su rosso cos’è? Colpa del Milan? Colonizzazione rossonera? Su seggiolini colorati la scritta va fatta in un solo colore. Se la base è verde, bianca e rossa, non c’è molta scelta per far risaltare la scritta”.

Alessandro Capitani: “A prescindere dalle migliaia di abbinamenti possibili... 'con i seggiolini colorati la scritta va fatta in un solo colore' è una legge? Guardala al contrario... puoi evitare di far sì che qualcuno ci veda del marcio, ma non lo fai: nessuno degli addetti ai lavori l’ha notato? Ci sono passati sopra? È stata una scelta o un caso? Ah poi certo, è colpa di Juve e Milan anche. La scelta alternativa c’era, bastava metterci il granata”.

Ancora Alessandro Iori: “Ti ripeto: il rosso e nero cos'è? Avanguardia milanista? Il bianconero? Colonizzazione juventina? Mai visto uno striscione al seguito della nazionale? Le scritte sul tricolore di che colore sono? Bianche? Azzurre? Gialle?”.

Infine Cristian Nuty Braghi Braghiroli: “Tu ragiona da giornalista filo NeroVerde... io ragiono da Reggiano!”.
Lentamente e senza rumore il fatto che il PalaBigi è quasi pronto per essere riaperto e ospitare il campionato di basket sta passando in second'ordine.

Vuoi vedere che il timor panico che il Sassuolo si compri anche il canestro granata è qui che pulsa, incombe, sta in agguato? Questa storia del neroverde sta diventando una fobìa. Il giornalista Mauro Grasselli l’altro ieri ha molto osato indirizzando al granatista Wainer Magnani una foto del suo cane pezzato: “Wainer, cosa ci fanno le macchie nere e il guinzaglio nero del tuo cane sul prato verde? Sotto sotto tifi Sassuolo!”.

Ormai l’ironia è acrobatica. Mentre in terra – ben sotto il trapezio della polemica – c’è una Regia che non vede una imprenditoria locale davvero convinta, pronta a crederci e sganciare, una coalizione di imprenditori e istituzioni cittadine (Comune in testa).

È possibile che si debba avere più apprensione per il Sassuolo che per le avversarie della Lega Pro?
Con la teoria dei colori dei seggiolini del PalaBigi si fa solo giostra. Ricordate come si chiama? Calcinculo.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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