Gazzetta di Reggio

Reggio

«Adotta un profugo? Proposta illusoria»

di Evaristo Sparvieri
«Adotta un profugo? Proposta illusoria»

Matteo Sassi, assessore al Welfare: «Meglio un pacchetto di agevolazioni fiscali che rimetta in circolo gli alloggi sfitti»

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REGGIO EMILIA. «Credo sia illusorio pensare che ci siano tante famiglie in contesti tali da consentire l’accoglienza in casa propria di altre persone in difficoltà, siano essi rifugiati o senzatetto. Per questo credo sia più opportuno un progetto strutturale, sul quale stiamo lavorando e che sarà pronto prima della fine dell’anno, che consisterà in un bando permanente, senza scadenza, con un pacchetto di misure fiscali a vantaggio di quanti metteranno a disposizione alloggi sfitti per fini sociali». È quanto afferma il vicesindaco Matteo Sassi, in relazione ai due documenti approvati nella scorsa seduta del consiglio comunale in tema di accoglienza e ospitalità. Non solo la discussa mozione “adotta-profughi”, attraverso la quale è stato dato il via libera alla creazione di un bando per dare ai reggiani la possibilità di ospitare richiedenti asilo nelle proprie abitazioni, con un rimborso spese di 350 euro al mese. Ma anche l’ordine del giorno targato M5s, che prevede l’attivazione di un bando per dare sostegno economico alle famiglie disponibili ad accogliere cittadini senza fissa dimora. Due temi finiti sul tavolo del vicesindaco, che ricopre anche il ruolo di assessore al Welfare: «Nulla toglie che chiunque lo vorrà potrà accogliere anche in casa propria - spiega Sassi - ma bisogna trovare soluzioni più strutturali anche rispetto a quanto proposto dal M5s, al quale ricordo che a Reggio ci sono già famiglie che accolgono bisognosi».

Vicesindaco, a che punto è la realizzazione del discusso bando per l’accoglienza dei profughi in famiglia?

«Stiamo realizzando degli approfondimenti. Abbiamo in programma alcuni incontri con associazioni che hanno come obiettivo proprio l’accoglienza dei rifugiati nelle famiglie, come Welcome Refugees, con la quale avevamo già iniziato i contatti. Quanto all’ordine del giorno del M5s, a poco più di un mese dall’avvio del Piano freddo ricordo che a Reggio ci sono già famiglie che accolgono senzatetto o altre famiglie in difficoltà. Cercheremo di potenziare ulteriormente il piano, ma nella proposta del M5s non c’è nulla di nuovo rispetto a quanto già esiste».

Quindi? I due documenti approvati in consiglio non avranno seguito?

«Faccio una premessa: i richiedenti asilo attualmente presenti nella nostra provincia sono circa 1.300, pari allo 0,25% della popolazione residente. Ne discutiamo da tempo con un’evidente distorsione della percezione pubblica, dove sembra che i rifugiati siano la metà della popolazione provinciale. Non mi stupisce, dal momento che stiamo attraversando una fase sociale ed economica caratterizzata diffusamente da disagio, impoverimento e solitudine. Ma ricordo che se parliamo di richiedenti asilo è perché ne parla anche l’articolo 10 della Costituzione, oltre alla Convenzione di Ginevra. Detto questo, anch’io – che di certo non ho simpatie leghiste – penso che il sistema di accoglienza attuale abbia limiti. E che serve un’iniziativa politica forte, da parte dei governi, dell’Europa e delle comunità locali. Ma rispetto ai due documenti approvati in consiglio mi sono fatto l’idea che servano essenzialmente risposte da trovare in politiche per la casa o rivolte al diritto all’abitare».

È però qualcosa di diverso dall’ospitare un rifugiato in casa propria.

«La vicenda dell’accoglienza dei profughi ci dà un insegnamento prezioso: non era scontato che trovassimo 150 alloggi sfitti, messi a disposizione da proprietari per accogliere rifugiati nell’ambito delle iniziative in conto alla Prefettura. Un numero in crescita, ovviamente dietro pagamento di un affitto, che dà l’idea della funzione sociale della proprietà. È su questo versante che si deve lavorare».

Ovvero?

«Nel domandarmi cosa possiamo fare in termini amministrativi per tradurre gli indirizzi del consiglio. La proposta a cui il Comune lavora da tempo è quella di realizzare un pacchetto di misure finalizzato a mettere in circolo parte della proprietà privata immobiliare in una funzione sociale. Possiamo mettere in campo fondi di garanzia e agevolazioni fiscali locali, come una sensibile riduzione dell’Imu sulla seconda casa. E poi mettere in campo anche le competenze degli operatori sociali, garantendo da parte nostra il pagamento di un affitto calmierato».

Crede che sia un pacchetto efficace?

«L’idea è quella di un bando aperto, al quale ogni cittadino con un alloggio sfitto può provare a partecipare in ogni momento. Se riuscissimo a trovare non dico altri 150 alloggi, ma anche la metà, penso che i primi a beneficiare di questa operazione sarebbero le famiglie italiane e quelle straniere che risiedono in città e che si trovano in difficoltà, alle quali non sempre è facile trovare risposte immediate attraverso i servizi sociali. Se è vero che 150 reggiani hanno messo a disposizione le proprie proprietà per i rifugiati, penso che lo stesso impianto possa essere replicato anche su questioni non così specifiche, relative ai servizi sociali. È questo il mio obiettivo: elaborare una proposta non circoscritta ai richiedenti asilo, ma che guardi anche a tutte le famiglie residenti da tempo, per recuperare una funzione sociale delle proprietà presenti in città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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