«Si emigra non solo per un buon pasto»
Al Valli Allievi e Dalla Zuanna, autori di “Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione”
REGGIO EMILIA. Smantellare i luoghi comuni dalle riflessioni in merito ad un tema delicato sensibile, e politicamente impattante come l'immigrazione non è certo facile. Ci hanno provato con efficacia Stefano Allievi e Gianpiero Dalla Zuanna autori del libro “Tutto quello che non vi hanno mai detto sull'immigrazione” presentato ieri a Finalmente Domenica, nella Sala degli Specchi del Valli, dialogando con il brillante giornalista Massimiliano Panarari. Ha contribuito innanzitutto la preparazione degli autori che hanno affrontato la materia in termini storici economici, demografici, sociologici.
Della Zuanna, senatore, inizia con una riflessione di tipo demografico affermando che le emigrazioni sono qualcosa di normale, per supplire alla forza lavoro, per i sogni che non si realizzano: da sempre si emigrava dalle campagne alla città. Peraltro, la struttura demografica dei paesi occidentali rende necessario l'apporto degli stranieri: nei prossimi vent'anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia 325mila potenziali lavoratori, un numero vicino a quelli entrati nel ventennio precedente. Dobbiamo anche tener presente – sottolinea – che, oltre a un buon pasto, le ragioni che spingono le persone ad emigrare sono molte altre: curiosità, il fatto di mettersi alla prova, sfuggire al controllo sociale, fare esperienze.
«Io sono stufo - aggiunge Allievi - del modo in cui viene affrontato il tema dell’immigrazione. Viviamo in una società mobilissima e anche le classi ricche si muovono, il traffico aereo è raddoppiato, viviamo in un'epoca di mobilità culturale. Essa è anche un valore, dato che assumiamo più facilmente un giovane che ha fatto esperienze all'estero. Teniamo presente anche un'altra cosa: chi parte chi non sono i più poveri, sono i ricchi che vogliono fare il salto e arrivano con i barconi (illegali) perché sono chiuse le vie legali. Altro luogo comune è legato all'immagine che abbiamo dell'immigrato prima di partire; lo vediamo in un set di fotografie che scattiamo alla partenza e non lo cambiamo. Invece come arrivano mutano identità; l'Europa se arrivano migliaia di musulmani non cambia le sue radici ma avremo degli europei di religione musulmana...».
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