Gazzetta di Reggio

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Riflettori sul Lambrusco dopo il flop del 2015

di Claudio Corradi
Riflettori sul Lambrusco dopo il flop del 2015

Nelle cantine c’è preoccupazione per la perdita di valore accusata l’anno scorso Intanto si conferma un notevole incremento produttivo della varietà Ancellotta

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REGGIO EMILIA. Con la fine della vendemmia nei giorni scorsi sul nostro territorio si sono definitivamente spenti i riflettori sull’aspetto più affascinante dell’intera stagione vitivinicola che ha immediatamente lasciato il posto all’attività molto più difficile, complessa ed incerta della vendita del vino.

Per quanto riguarda la produzione di uva è certo che la vendemmia 2016 sarà ricordata a lungo per l’inconsueta contemporaneità di produzioni sufficientemente abbondanti e una qualità eccelsa sia dal punto di vista della sanità delle uve che del grado zuccherino raggiunto grazie ad una maturazione perfetta favorita anche da un andamento stagionale ideale. In attesa dei dati ufficiali sui quantitativi di uva pigiati dalle cantine cooperative reggiane, che lavorano il 95% delle uve prodotte sul nostro territorio, si conferma un incremento produttivo della varietà Ancellotta, da sola vale il 40% della produzione di uva nel Reggiano, ed una certa stabilità nella produzione complessiva di Lambrusco. Produzione di Lambrusco che in questi giorni è l’aspetto più osservato dalle cantine per due motivi differenti e fondamentali.

Il primo quello delle rese produttive in vino visto che la gradazione zuccherina elevata che si è registrata quest’anno su questa tipologie di uve, generalmente brusche non solo di nome, è sicuramente dovuta in parte anche ad una accelerazione finale della maturazione che sulle vendemmie più ritardate ha leggermente disidratato i grappoli. Il secondo, decisamente più preoccupante, è l’andamento di mercato di questo filone produttivo, che segue un percorso del tutto distinto da quello dell’Ancellotta, che per i Lambruschi della passata vendemmia ha chiuso le vendite con una perdita di valore anche del 40% rispetto allo stesso periodo dell’annata precedente. E’ per questo motivo che in questi giorni nelle cantine, che dalla loro parte hanno la titolarità del prodotto, sta circolando una univoca parola d’ordine: “non bisogna farsi prendere dalla fretta di vendere”.

Questo evidentemente sottintende la volontà di dar vita ad una politica commerciale di sostegno del prezzo per un prodotto che il mercato effettivamente richiede e che deve incutere fiducia. D’altro canto le crisi dei mercati di Russia e Brasile da sole non giustificano l’eccessivo crollo di prezzo di un vino che resta il più venduto sugli scaffali dei mercati italiani e continua a godere del favore della modernità delle proprie caratteristiche (frizzante, giovane, leggero, adatto a tutte le occasione e di straordinario rapporto qualità prezzo). Purtroppo invece i verdetti sul prezzo medio di liquidazione delle uve del 2015 che i produttori reggiani arriveranno a percepire e che stanno circolando da giorni parlano di valori medi che oscilleranno fra i 30 ed i 40 euro a quintale uva. Questo però grazie al contributo dell’Ancellotta che permette di incrementare la media. A livello di reddito va invece considerato che nel 2015 un ettaro di vigneto coltivato a Lambrusco ha generato una produzione lorda vendibile di circa 4.500 euro quando una stessa superficie di varietà Ancellotta ha prodotto un fatturato di 7.500 euro.

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