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Roncolo, replica dei cacciatori «Non eravamo dentro il parco»

di Elisa Pederzoli
Roncolo, replica dei cacciatori «Non eravamo dentro il parco»

QUATTRO CASTELLA. «Eravamo fuori dal parco, impegnati in una battuta di caccia al cinghiale, nel pieno rispetto delle regole. Ci dispiace per la signora se ci è rimasta male e se non vuole più...

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QUATTRO CASTELLA. «Eravamo fuori dal parco, impegnati in una battuta di caccia al cinghiale, nel pieno rispetto delle regole. Ci dispiace per la signora se ci è rimasta male e se non vuole più tornarci a Roncolo: è un posto bellissimo. Ma chiediamo anche rispetto per noi: andiamo in giro con i fucili, ma non siamo delinquenti».

Marco Reggiani è un cacciatore. Nei giorni scorsi, c’era anche lui nei pressi del Parco di Roncolo nel gruppo di doppiette che ha incrociato una signora a passeggio con cani e famiglia. La quale aveva raccontato alla Gazzetta il disappunto di quell’incontro. E la convinzione che i cacciatori fossero dove non potevano essere. Dicendosi altresì convinta di non volerci più tornare.

Reggiani si è sentito chiamato in causa. E per questo, ha deciso di dire la sua. «Non per alimentare le polemiche - ci tiene a sottolineare - ma solo per chiarire che assolutamente non eravamo dentro il perimetro del parco. Noi le regole le rispettiamo».

È la regola, in questo fazzoletto di territorio, collina bellissima nel Comune di Quattro Castella a creare le condizioni per “incroci” non proprio armoniosi. Perché se è vero che dentro il perimetro del parco, ovviamente, è vietato cacciare - ed è vietato passare con le doppiette al braccio, ma queste devono essere riposte dentro le custodie - è vero anche che un passo fuori il cancello dell’area naturalistica le doppiette invece possono sparare. E allora, la convivenza tra chi vuole dedicarsi a una passeggiata nella natura e chi, invece, in quello stesso contesto spara al cinghiale, è tutt’altro che facile.

«Forse la signora non ha visto che avevamo installato anche le tabelle con l’avvertimento di attenzione alla battuta. Ma una cosa è certa: non eravamo dentro al parco, né ci siamo passati dopo. Non ne avevamo motivo» chiarisce il cacciatore.

Reggiani spiega di non essere stato tra coloro che ha incrociato, faccia a faccia, la signora, ai quali la stessa chiesto conto della loro presenza. «Ma voglio dire, perchè li conosco tutti, che non è vero che sono stati arroganti - sottolinea ancora il cacciatore - Li conosco, è impossibile. Noi svolgiamo un atto consentito, stiamo nelle regole. Non siamo dei delinquenti e non vogliamo essere trattati come tali».

Ma l’uomo insiste sul punto. «Io non voglio assolutamente alimentare la polemica. Anzi. Sono intervenuto perchè mi sono sentito chiamato in causa. Per questo, voglio rivolgere un appello alla signora - propone Reggiani - Che venga con noi a fare una passeggiata nella zona. Ovviamente senza fucili. Per vedere insieme i confini e chiarire il punto in cui ci ha visti. Vorremmo che si convincesse che non eravamo dentro il parco. Forse non è della zona, non lo conosce bene. Inoltre, le vorrei dire di non rinunciare a frequentare un posto così bello. Sarebbe davvero un peccato».

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