Da demolire il maneggio dei fratelli Brescia
Reggio Emilia: il Consiglio di Stato mette la parola fine al contenzioso con il Comune iniziato nel 2012 sulla struttura abusiva di Cella
REGGIO EMILIA. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine al maneggio della discordia, il lungo e travagliato braccio di ferro legale tra il Comune di Reggio e i fratelli Luigi, Francesco e Pasquale Brescia (quest’ultimo ex gestore del ristorante “Antichi sapori” di Gaida e detenuto per associazione mafiosa nell’inchiesta contro la ’ndrangheta Aemilia). Nuova vittoria – questa volta definitiva, perché la controparte non può appellarsi ulteriormente – del Comune di Reggio Emilia, cui il Consiglio di Stato ha dato ragione, condannando la società al pagamento delle spese legali (circa 20mila euro).
La struttura, realizzata dagli imprenditori calabresi a ridosso della ferrovia Milano-Bologna – tre piste per allenamento dei cavalli, con relative pertinenze, ricoveri attrezzi e foraggio e strutture di ospitalità degli animali – sorta a Villa Cella, in via Croci, su iniziativa della ditta Brecogen Srl dei fratelli Brescia, era finita nel mirino del Comune nel 2012, dopo un controllo dei tecnici comunali, perché giudicata abusiva.
Il Comune aveva ordinato il blocco dei lavori e il ripristino dello stato dei luoghi, attraverso la demolizione delle opere edilizie.
Ma l’ordinanza era stata disattesa e i fratelli Brescia avevano presentato ben tre ricorsi: il primo a ottobre del 2012 al Tar di Parma; il secondo ad aprile del 2013, al Tar e anche con ricorso straordinario al presidente della Repubblica; infine, di fronte all’ennesimo diniego del Tribunale amministrativo, lo scorso 14 luglio i proprietari si erano appellati al Consiglio di Stato contro i tre precedenti provvedimenti del Tar, chiedendone «la riforma previa sospensione».
Il Comune di Reggio ha resistito in giudizio e ieri è arrivato il responso del massimo organo di giustizia giuridico-amministrativa: confermando la validità degli atti del Comune (difeso dall’avvocato Santo Gnoni) e del Tar, il Consiglio di Stato ha riunito i tre appelli presentati dalla società Brecogen sullo stesso tema e li ha respinti in toto.
Gli appelli, scrivono infatti i giudici nell’ordinanza, «non risultano assistiti da elementi di fondatezza, tenuto conto che le opere sanzionate hanno determinato una rilevante alterazione di un suolo a destinazione agricola in assenza di qualsiasi titolo abilitativo».
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