I profughi ora arrivano anche nei piccoli Comuni
Da Ventasso a Rubiera, al via la fase della redistribuzione decisa in Prefettura Ieri un nuovo vertice. Il vicesindaco Sassi: «Reggio continuerà a fare la sua parte»
REGGIO EMILIA. Ventasso ha cominciato da qualche settimana, così come Rubiera e Luzzara. Fra gli altri Comuni, si sta lavorando su Vetto, Montecchio e San Martino in Rio. E anche Casina avrà dei nuovi inserimenti. È quanto emerso ieri mattina nel tavolo convocato dalla Prefettura per fare il punto sull’emergenza profughi.
Una riunione alla presenza di una trentina di sindaci reggiani, indetta per monitorare la situazione a un mese di distanza dal precedente incontro, quando il Comune di Reggio Emilia chiese a gran voce un vertice per mettere a punto una distribuzione più equa dei richiedenti asilo sul territorio provinciale, paventando il rischio di dover allestire una tendopoli.
Il rischio è stato scongiurato, nonostante gli arrivi di richiedenti asilo siano continuati anche nelle settimane successive. Erano 1.154 a metà settembre, sono saliti adesso a quota 1.300. E se Reggio Emilia ospitava una percentuale pari al 68%, ovvero 777 richiedenti asilo, la disponibilità all’accoglienza manifestata anche dagli altri Comuni ha fatto sì che la percentuale sia gradualmente scesa intorno al 64%.
Una riunione dove il clima è stato decisamente più disteso rispetto al passato. Anche perché tra i diversi soggetti presenti all’incontro era forte la consapevolezza che l’ondata di migrazioni è destinata a diminuire in conseguenza dell’arrivo della stagione autunnale e del peggiorare delle condizioni meteo. Ma, sul tavolo della discussione, è tornata ancora una volta la richiesta di un maggior coinvolgimento degli enti locali nei progetti di gestione dell’accoglienza.
L’incontro di ieri ha lasciato soddisfatto anche il vicesindaco di Reggio Emilia, Matteo Sassi, il primo a chiedere una redistribuzione più equa a livello provinciale: «Con il coinvolgimento di tutti, si sta facendo un buon lavoro – spiega Sassi – Anche se su numeri piccoli, è cominciata la fase del riequilibrio provinciale. Come Comune capoluogo, confermiamo il nostro impegno e continuiamo a farci carico del fenomeno in maniera preponderante, ma riconosciamo che diversi altri territori e altri Comuni hanno partecipato attivamente al piano dell’accoglienza. E così accadrà anche nelle prossime settimane».
Nel settembre scorso, erano 22 su 42 i Comuni disponibili all’accoglienza. Ma adesso l’elenco si è allungato. E dopo il vertice di un mese fa anche altri Comuni prima estranei al piano hanno cominciato a partecipare attivamente alla fase dell’ospitalità.
«Per quanto riguarda l’accoglienza, non si deve cadere nell’equivoco o nell’alibi di considerare soltanto i piccoli centri come delle comunità da preservare, perché custodi di identità forti che si fa fatica a mantenere – spiega ancora Sassi – anche la città capoluogo rappresenta una comunità, come nelle sue diverse frazioni e nei suoi quartieri. Comunità sono tutti i luoghi in cui vivono i cittadini». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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