Gazzetta di Reggio

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«L’Avis ha bisogno di una nuova sede per lavorare bene»

di Alessandro Zelioli
«L’Avis ha bisogno di una nuova sede per lavorare bene»

Scandiano, il presidente Cavalli soddisfatto delle donazioni «Pensiamo a una struttura unica insieme ad Aido e Admo»

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SCANDIANO. L'Avis di Scandiano si appresta a chiudere un 2016 con grandi numeri, come testimoniato anche dalla recente cerimonia di consegna delle benemerenze svoltasi alla presenza del sindaco Alessio Mammi e di Stefano Pavesi, presidente provinciale Avis.

Ma in questo periodo a tenere banco in casa dell’associazione del presidente Giuseppe Cavalli è la questione della nuova sede. Da tempo se ne parla, ma adesso l'Avis scandianese sta percorrendo la strada che porterà i volontari della Rocca ad avere una struttura nuova.

«Partiamo da un dato statistico – sottolinea Giuseppe Cavalli, da due anni presidente dell'Avis locale di cui è stato donatore per quarant’anni – Scandiano rappresenta, escludendo il capoluogo Reggo Emilia, la seconda realtà provinciale per numero di donazioni con circa 900 donatori attivi. È quindi motivo di orgoglio e soddisfazione sapere che stiamo davanti a realtà meglio piazzate di noi dal punto di vista della sede e di tanti altri aspetti».

Questo giustifica la necessità di una nuova sede? Da non tantissimi anni avete inaugurato la sede nelle ex scuole elementari di Chiozza.

«Questo è l'annoso problema. La nostra sede che ha già superato due accreditamenti e nella quale continuiamo a svolgere la nostra attività di prelievo sacche, non è più idonea alle esigenze attuali. Stiamo valutando di farne una nuova in locali di nostra proprietà o del Comune ma con possibilità di averne l'uso per almeno 50 anni. A Chiozza si sono fatti investimenti importanti ma in locali che ora devono tornare comunque al proprietario. La nuova Casa del Donatore ( questo il nome già scelto, ndc) ospiterà anche Aido e Admo e vedrà l'inizio dei lavori entro fine 2016 per concludersi nel 2017».

Non pensa che ci potranno essere disagi per i donatori nel periodo di transizione?

«Il mio motto da sempre è: il donatore prima di tutto. Pertanto stiamo studiando tutte le soluzioni a eventuali problemi che potremmo incontrare. Al momento non vedo nessun problema».

Altro aspetto: la plasmaferesi. Ovvero la tecnica di separazione del plasma dagli altri elementi.

«La potremmo fare anche in sede. Ma al momento continuiamo a lavorare in sinergia col Centro Trasfusionale perché tanti aspetti burocratici e di volontari, c’impediscono di offrire un servizio continuativo. Tutto questo, però, aumenta notevolmente i costi azzerando di fatto quel margine che veniva impiegato per gestire la nostra attività. Il futuro però è l'accorpamento in un'unica sede per dare un servizio completo ai donatori».

Dunque anche nel campo delle donazioni, la burocrazia si fa sentire...

«A chi mi ferma per strada per chiedermi come mai, ad esempio, le pagine del questionario per la donazione siano diventate addirittura sei, rispondo: voi il sangue come lo vorreste ricevere? Ecco, alcuni aspetti sono assolutamente necessari. Altri potevano essere evitati, ma in Italia il sangue è tra i più sicuri al mondo».

Pensa all’Avis di Scandiano associata ad altre realtà?

«Al momento penso a trovare tutte le sinergie possibili per dare alla nostra Avis una nuova sede. Altri hanno scelto di unire le forze per sopravvivere e continuare a fornire sangue a chi ne ha bisogno. Dell'Avis ci si ricorda quando accadono eventi come il recente terremoto, ma di sangue ne serve tutti i giorni. A Scandiano abbiamo un ricambio di gente importante. Tanti vanno per così dire in pensione ma tanti giovani entrano. Vanno pungolati affinchè facciano almeno due donazioni l'anno, ma siamo rodati anche a questo. Altra cosa molto importante è che si ritrovi armonia nella nostra, ma anche nelle altre associazioni di volontariato».

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