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Lepre vota sì e ora si dimette da consigliere

Lepre vota sì e ora si dimette da consigliere

Campegine: l’esponente di minoranza difende Cervi ma critica Maiola al tavolo con quelli del no

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CAMPEGINE. «Nei prossimi giorni darò le mie dimissioni dal consiglio comunale, la prossima seduta sarà l’ultima. Mi sono esposto per il referendum, ho scelto il sì e la maggioranza dei votanti ha detto no. In qualità di capogruppo di minoranza non posso più rappresentare nessuno al meglio». L’annuncio è di Mirko Lepre, consigliere di minoranza, insieme a Cinzia Saccani, dell’opposizione campeginese, la lista civica “Uniti per il cambiamento”.

Lepre ha annunciato le proprie dimissioni via Facebook e di persona chiarisce: «Non mi sento più in grado di rappresentare una lista che probabilmente ha al suo interno molte persone che hanno votato no. Il referendum poi si somma a una mia decisione personale: avevo già preannunciato di non volermi ricandidare alle prossime elezioni del 2017. Sono più di dieci anni che faccio il consigliere e penso sia giusto lasciare spazio ad altri».

Le dimissioni da consigliere comunale sono immediate, ma Lepre ci tiene ad essere all’ultimo consiglio (fissato per i primi di novembre) per salutare e ringraziare tutti.

Sul risultato delle urne, Lepre sottolinea come «per chi ha proposto la fusione e per chi l’ha sostenuta, è una sconfitta netta e senza appello. Personalmente rimango ancora fortemente convinto della mia posizione e penso si sia perso un treno importante. Si è scelto di tenere la vecchia via, più sicura apparentemente, e bocciare una nuova prospettiva, più articolata ma con potenziali decisamente maggiori».

Chiediamo a Lepre se anche il sindaco Paolo Cervi dovrebbe dimettersi come richiesto da più parti, visto che Campegine, con il 75%, è stato il territorio con la maggiore percentuale di no. «Sono convinto che il sindaco Cervi non si debba dimettere; a parte il fatto che è a fine mandato e una crisi amministrativa sarebbe inutile, ritengo che la popolazione abbia detto no al referendum e non giudicato l’operato del sindaco, al quale semmai si può imputare il fatto che a Campegine la fusione non compariva nel programma elettorale, a differenza di Gattatico e Sant’Ilario. Mi ha stupito molto il sindaco di Gattatico, Gianni Maiola, tranquillamente seduto a tavola con il comitato del no alla pastasciuttata di lunedì a Praticello: a me pare fuori da ogni logica. Mentre Moretti può sempre dire che, anche se sono andati alle urne in pochi, quei pochi hanno votato sì, ma mi sembra che l’argomento gli stia poco a cuore».

Da notare che Cinzia Saccani, l’altro consigliere comunale di “Uniti per il cambiamento”, ammette di aver votato no. «Non abbiamo mai fatto una dichiarazione come gruppo, al nostro interno ci sono state posizioni differenti: ho votato no solo sulla sede a Gattatico, scelta che per me doveva essere lasciata agli elettori. Credo che le fusioni siano una sperimentazione anche per la Regione e, nel caso Val d’Enza, c’è stato un evidente deficit informativo. Non credo si sia trattato di un voto di pancia: è stata una scelta di libero pensiero, la gente ne ha parlato molto e ha deciso in base alle informazioni che aveva». (am.p.)

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