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«Ora serve una riflessione ma la strada resta questa»

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«Ora serve una riflessione ma la strada resta questa»

Bigi, coordinatore Anci: «Un incidente di percorso, ma non bisogna fermarsi» Per le “Terre di mezzo” c’è il piano di fattibilità. Più cauto il sindaco di Rolo

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Ora che Campegine e Gattatico hanno detto no al “matrimonio” con Sant’Ilario, cosa succederà alle altre ipotesi e progetti di fusione del Reggiano?

Bigi non ha dubbi. «Quel no impone una grossa riflessione - dichiara - ma per me, oggi,questa resta la strada obbligata. Nessun Comune piccolo da solo riesce a dare i servizi di cui hanno bisogno i cittadini». Colpa del calo del trasferimenti da parte dello Stato? «In parte - spiega il sindaco di Vezzano - ma non solo. Per dare certi servizi serve un minimo di popolazione e territorio. Così come sono cambiati anche i bisogni dei cittadini: oggi chiedono più servizi. Pensiamo a un progetto sicurezza, a cui tutti tengono. Come Vezzano posso installare due telecamere, ma con un progetto con un bacino di 20mila abitanti non solo spendo meno, ma riesco a dare un servizio a livello qualitativo migliore. Per gli amministratori tutto questo è chiaro. Per la gente ancora no». Lo ha dimostrato il voto di domenica. «A mio parere deve restare un incidente di percorso. Cosa non ha funzionato? Forse è stata fatta una campagna troppo prudente, troppo di risposta al no. Paride Allegri, partigiano, appena arrivato, mi ha detto: non fare l’amministratore, fai il sindaco. Che vuole dire di non guardare solo i bilanci, ma chiedersi: dove siamo tra vent’anni? Cosa lasci? Se uno si fa questa domanda, non può che decidere di fondersi. Prima o poi l’Italia dovrà avere il coraggio di fare una legge non che obblighi, che è una parola che non mi piace, ma che renda chiari i vantaggi della fusione». «A Sant’Ilario, Gattatico, Campegine sono stati amministratori coraggiosi: la cosa migliore è non interrompere il percorso e andare avanti» conclude. Un pensiero condiviso fortemente anche dal sindaco di Boretto, Massimo Gazza, che all’indomani del no su Facebook ha voluto pubblicamente prendere posizione sull’opportunità della fusione. «Per i Comuni sui 5mila abitanti è indispensabile per far fronte ai bisogni contemporanei. Per avere servizi di qualità e sostenibili il Comune di riferimento è almeno di 20mila - spiega - Nel nostro territorio il ragionamento avanza in modo naturale. Nella Bassa c’è una lunga storia: dal comprensorio, all’associazione, all’unione. Noi guardiamo a Brescello, anche se ora (il Comune è commissariato, ndr) è difficile». E sul no di domenica commenta: «Probabilmente, attualmente, i cittadini sono soddisfatti dei servizi. Ma noi amministratori dobbiamo ragionare in prospettiva. Non credo che questo sia uno stop ad altri ragionamenti di fusione». E il più concreto ragionamento di fusione in corso riguarda le cosiddette “Terre di mezzo”: Bagnolo, Castelnovo Sotto e Cadelbosco. «È vero - spiega il sindaco di quest’ultimo Comune, Tania Tellini - è stato fatto uno studio di fattibilità, a fine estate. Ora volevamo attivare la fase di approfondimento con le commissioni consigliari, per finanziare l’anno prossimo un percorso di partecipazione. Adesso questo no e gli altri risultati in regione ci impongono una riflessione. Forse, c’è poca consapevolezza sulle reali prospettive degli enti locali. La democrazia è sovrana, ma credo sia stata un’occasione persa. Va metabolizzata, per capire quale deve essere l’approccio sul tema con i cittadini». Più cauto, anche se a capo di un Comune tra quelli chiamati in causa data la limitata popolazione, Fabrizio Allegretti sindaco di Rolo. «Da vent’anni abbiamo avviato percorsi di aggregazione. Quello della fusione è un ragionamento affrontato all’interno dell’unione, stiamo valutando. Ma non ho una posizione ideologica. Sono aperto al confronto ma supportato da dati certi».

Elisa Pederzoli

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