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A Gavassa l’impianto per il trattamento dei rifiuti organici

A Gavassa l’impianto per il trattamento dei rifiuti organici

Dopo il “tramonto” del Tmb e del Tm, ora si cambia ancora Produrrà biometano per l’elettricità o il teleriscaldamento

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REGGIO EMILIA. Un nuovo impianto a Reggio per il trattamento del materiale raccolto dalla raccolta differenziata dell’organico. È la novità che spunta nel piano industriale di Iren. L’impianto sorgerà a Gavassa, in un’area di 23 ettari da tempo vocata per questa destinazione, dove era già prevista in passato la realizzazione del Tmb (Trattamento meccanico-biologico), poi diventato Tm a gennaio, quando in fase di relazione del Piano regionale è uscito dalla gestione pubblica dei rifiuti rimanendo un impianto a trazione privata.

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L’area di Gavassa, costata a Iren qualcosa come 7 milioni di euro, era stata allora vista come un polo per la selezione e l’avvio a recupero dei materiali da riciclare, lavorando fuori dalla programmazione provinciale e a supporto dell’attività della differenziata. Nell’impianto era previsto il recupero di carta e plastica di qualità. Ma ora si cambia ancora, anche perché un impianto Tm privato è già presente in provincia, a Cadelbosco, a meno 10 chilometri di distanza dalla stessa Gavassa.

Di qui il nuovo cambio, recependo anche indicazioni passate sulla programmazione pubblica in tema di biogas: un impianto per il trattamento del materiale raccolto dalla differenziata dell’organico. In cosa consiste? Dalla differenziata si originano diverse frazioni. Una di queste è la frazione organica. La tecnica tradizionale è quella della produzione di compost in impianti di digestione aerobica. L’impianto previsto a Gavassa, invece, sarà di digestione anaerobica, senza provocare puzze o odori. Si tratta di un processo differente rispetto al compostaggio. La sostanza organica, invece di essere trasformata in anidride carbonica, viene in parte trasformata in biometano.

Per farlo i rifiuti organici vengono miscelati e confinati in ambienti rigorosamente chiusi dove, in assenza di ossigeno, si compiono le reazioni di trasformazione della materia. La cosiddetta digestione avviene infatti in ambienti ermetici, all’interno dei quali vengono degradate le componenti organiche, comprese le parti che provocano gli odori. Il prodotto finale è il biogas o biometano, una miscela composta da metano e anidride carbonica, che può bruciare per produrre elettricità o per il teleriscaldamento.

L'energia elettrica prodotta dalla digestione anaerobica viene considerata una forma di energia verde. I residui della produzione del biometano, digestati e privi di odori, subiscono una successiva maturazione aerobica per potere essere poi utilizzati come compost nelle coltivazioni e nei vivai. (e.spa.)

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