Gazzetta di Reggio

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Coach alla sbarra per abusi sessuali, chiesti sei anni di pena

di Ambra Prati
Coach alla sbarra per abusi sessuali, chiesti sei anni di pena

La difesa invoca l’assoluzione per l’allenatore: «Nessuna prova». Scambio di querele tra imputato e madre del ragazzino

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REGGIO EMILIA. Dopo un anno e mezzo arriva al dunque il processo nei confronti dell’allenatore 45enne di basket giovanile finito alla sbarra con l’accusa infamante di atti sessuali su minore.

Ieri, in una seduta a porte chiuse a tutela del minore, davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Alessandra Cardarelli (a latere Ramponi e Semprini), ha avuto luogo un’udienza fiume non scevra di parecchi momenti di tensione, al termine della quale sono state messe sul tavolo le carte delle parti: sei anni è la richiesta di dura condanna avanzata dall’accusa, assoluzione piena per non aver commesso il fatto la posizione della difesa, il tutto condito dalla richiesta di liquidazione del danno per la parte civile (200mila euro per madre e figlio).

La delicata vicenda, emersa nell’aprile 2015, era partita dall’intuito della madre che, accortasi del disagio del figlio che all’improvviso rifiutava gli allenamenti di basket, aveva ricevuto le confidenze del 15enne, che aveva raccontato di tre episodi di atti sessuali avvenuti in quattro mesi (tra novembre 2014 e febbraio 2015) nel solaio-ufficio della casa del coach, dove il ragazzo si recava a fare i compiti.

Nel frattempo è emerso un episodio inquietante: nel luglio scorso, la madre ha dichiarato di essere stata avvicinata dall’allenatore davanti al luogo di lavoro e in seguito a quell’incontro, evidentemente sgradito, la donna ha sporto denuncia per minaccia, seguita dall’immediata querela per calunnia da parte dell’allenatore.

Un episodio ancora al vaglio degli inquirenti, ma intanto il 45enne, che si trovava agli arresti domiciliari, ha subìto un inasprimento della misura, ricevendo il divieto di avvicinarsi all’abitazione e al luogo di lavoro della madre.

La seduta di ieri, al primo piano del tribunale, si è aperta alle 9 ed è proseguita non stop fino alle 17.30. In mattinata si è conclusa l’audizione di tre testimoni (uno dei quali escluso) della difesa. Dopo una breve camera di consiglio, per decidere sulle richieste di perizie avanzate dalla difesa – tutte respinte – si è proceduto alle requisitorie finali.

È durata oltre due ore l’infervorata arringa del pm Maria Rita Pantani che, per quanto riguarda il materiale pedopornografico rinvenuto nel computer del 45enne, ha chiuso le indagini preliminari e ha stralciato questo filone, inviando gli atti alla procura di Bologna (competente per questo tipo di reato). Il pubblico ministero, in una cornice di seduzione e circuizione del minore, ha illustrato nel dettaglio gli elementi per i quali ritiene responsabile l’adulto e ha chiesto la condanna a 5 anni e sei mesi, che diventano sei anni per la continuazione del reato, perorando l’esclusione del fatto lieve e delle attenuanti generiche. La concessione o meno del fatto lieve e delle attenuanti generiche costituisce un perno fondamentale della tesi accusatoria perché, calcoli alla mano, il reato di atti sessuali su minore con meno di 16 anni prevede una pena dai 5 ai 10 anni, che viene diminuita di due terzi nei casi di minore gravità; e se il collegio giudicante non accoglierà queste due “stampelle” giuridiche, la condanna rischia di afflosciarsi.

La parola è poi passata alla parte civile, l’avvocato Helmut Bartolini (al suo fianco la madre del ragazzino, sempre presente in aula), che si è associato alle richieste del pm proponendo una liquidazione del danno complessivo quantificata in 150mila euro per il ragazzo e 50mila euro per la madre.

Altrettanto lunghe (un’ora e mezza) e appassionate le conclusioni dell’avvocato Erica Romani, in difesa del 45enne, che ha sempre negato con forza ogni addebito. «Abbiamo chiesto la piena assoluzione per non aver commesso il fatto. In subordine l’assoluzione per non aver raggiunto la prova del fatto – ha dichiarato Romani – Ribadisco la totale innocenza del mio assistito, che già nella scorsa udienza aveva dato spiegazioni e fornito un senso logico a tutti i comportamenti che gli venivano contestati».

La prossima udienza il 18 novembre, per le controrepliche e, soprattutto, per la sentenza di primo grado di questa controversa storia, che ha diviso gli ambienti sportivi e parrocchiali cittadini.

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