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La Casa dei burattini: uno scrigno prezioso, peccato sia invisibile

di Andrea Melosi
La Casa dei burattini: uno scrigno prezioso, peccato sia invisibile

Reggio Emilia: il museo dedicato a Otello Sarzi raccoglie le creazioni del celebre artista-artigiano. Ma nella strada è quasi nascosta, senza insegne e cartelli indicatori

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REGGIO EMILIA. I musei, come lo è la Casa dei Burattini di via del Guazzatoio 12, hanno bisogno di progetti, idee e, non ultimo, soldi, non soltanto per l'ordinaria gestione, ma soprattutto per rinnovarsi, promuoversi, inventarsi eventi, essere insomma cosa viva e partecipata, non solo luogo di raccolta di materiale, pur prezioso e stimolante, ma col rischio di restare alla lunga solo impolverato. Il rischio oblio sembra adesso scongiurato e si guarda al futuro con maggiore serenità e fiducia.Ma c'è molto da fare per questo piccolo ma prezioso scrigno del centro storico cittadino, forse più conosciuto e apprezzato dagli stranieri che dagli italiani in genere e dagli stessi reggiani. A cominciare da un'insegna sulla strada.

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MA DOVE SI TROVA? Già, perchè arrivando a piedi in via del Guazzatoio, se non sai il numero civico, l'ingresso della Casa proprio non lo vedi, non si nota affatto è una semplice porta a filo muro in alluminio con la vetrina accanto. Pare uno dei tanti negozi. Tiri dritto e via.

Nessuna insegna, che so, un cartellone sul muro, un lampioncino, un neon che richiami l'attenzione del passante distratto. La scritta Casa dei Burattini incassata sotto l'architrave la vedi solo se ti metti sull'altro lato della strada e hanno pure usato un colore sbiadito.

IL “BIGLIETTAIO” Quattro sale, più servizi. Partiamo dall'ingresso del mondo di Otello Sarzi (ma sarebbe meglio dire dei Sarzi, visto che ci sono pezzi creati anche dalla sorella Gigliolla, dalla moglie Isabelle, dal figlio Mauro, oltre che di Rahul Bernardelli, Mariano Dolci). L'ingresso, con una piccola vetrina che funge da separè, è anche un piccolo foyer con sedie, un paio di tavoli, espositori, luogo giusto per scambiare due parole e sorseggiare una bevanda. Si nota subito un burattino, diciamo bigliettaio, seduto su una sedia che tiene tra le gambe una scatola di cartone per l'offerta libera. Niente biglietto quindi, ma ci si affida al buon cuore del visitatore. E così ci dicono che gli stranieri sono i più generosi, nella fessura infilano anche banconote. Gli italiani? Qualcuno ci ha messo due, dico due, centesimi. Lasciamo perdere è meglio.

L'OMAGGIO DI FO su una parete una scritta, un vero omaggio di Dario Fo ad Otello. Parole che assumono ancora più spessore in questi giorni di tristezza collettiva per la scomparsa del Grande Giullare: «Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello, non penso immediatamente al teatro ma a un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il quid e il tabù. Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole (...) insomma vivono ed esistono già da sole. Non hanno bisogno di essere immediatamente agite (...) Otello adopera di tutto, latta, carta, stoffa, legno, lattice, adopererebbe anche il fumo, la mollica di pane, la pietra e gli spaghetti per farci i capelli (...) lui le marionette le fa non solo per farle muovere, ma anche per cuocerle e mangiarsele e seppelirne i resti. Perchè è roba che nasce e muore. Razza umana non robot o mutanti».

E' proprio approssimativo pensare ai burattini solo come una cosa da bambini. All'estero insegnano e Otello Sarzi ha usato il suo teatro di figura come palcoscenico per i suoi messaggi di impegno sociale, politico. Buon sangue non mente. Papà Francesco Sarzi sotto il fascismo con la sua famiglia girava per piazze e paesi e ai suoi burattini faceva dire cose contro il regime che un attore vero non poteva permettersi. E come non ricordare la sorella Lucia e la profonda amicizia e comunità d'intenti che unì i Sarzi con i Cervi.

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LA MOSTRA Ecco allora che la sala a destra raccoglie materiale chè dà il vero senso dell'impegno artistico, della genialità, di Otello: accanto a maschere della tradizione, al tavolo di lavoro che è un vecchio banco da falegname, sulle pareti e nelle teche decine di personaggi buffi, strani, anche inquietanti, frutto di sperimentazioni, attori di un teatro che voleva coniugare tradizione e nuovi linguaggi per costruire storie e situazioni che parlavano di pace, democrazia, diritti e anche per sbeffeggiare il Potere (nel 1957 nasce il TSMB il teatro sperimentale sviluppato poi in quell'irripetibile periodo storico ricco di fermenti politico-culturali che andrà avanti fino alla fine degli anni '80). L'ambientazione della sala è adeguata: pannellature nere, faretti che illuminano per evidenziare, cartelli esplicativi. Su un televisore un po' datato scorrono le immagini del film “La scoperta dell'America” di Pascarella con due giovani Gigi Proietti e Pippo Franco e con gli attori “recitano” grandi marionette di Otello, in una scena quasi onirica.

IL LABORATORIO E' la zona della Casa dedicata quasi esclusivamente ai bambini. E una specie di bazar dove c'è di tutto: scatole, scatoline, scatoloni pieni di oggetti, bottoni, colori, nastri, materiali con i quali i bambini costruiscono loro pupazzi e burattini e c'è pure un piccolo teatrino dove tutto prende vita e si anima in storie buffe e curiose. E per i più piccoli una valigia delle meraviglie tutta da scoprire. In questo autentico regno della fantasia le scuole reggiane sono praticamente di casa, perchè il museo porta avanti da tempo progetti e collaborazioni a livello didattico.

IL SALONE E’ il cuore pulsante del museo, perchè qui si svolgono spettacoli e incontri. Le pareti scure fanno atmosfera e sullo sfondo c'è un tendone nero che all'occorrenza si apre per ospitare le Compagnie teatrali. Per sedersi delle panche gialle e quando il pubblico è numeroso arrivano cuscini da mettere sul pavimento. C'è la "baracca" ovvero il luogo dove il burattinaio muove con sapienza i suoi personaggi che il pubblico in sala vede a... mezzo busto, come è normale per un burattino. Qui Fagiolino, Brisighella, Pulcinella fanno la parte del leone. I bambini sono sempre curiosi di vedere il dietro le quinte, così a gruppetti il burattinaio li porta nella baracca a scoprire anche come si fanno i rumori di scena: un legno battuto su una tavoletta per simulare la bastonate di Pulcinella o Fagiolino, pezzi di plastica legati insieme per fare il fruscio, un pezzo di catena per l'effetto paura. E' la magia del teatro.

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