Gazzetta di Reggio

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La Dia sequestra 500mila euro a Brescia

di Ambra Prati
La Dia sequestra 500mila euro a Brescia

Sigilli preventivi a beni a Milano e Cutro. L’imputato di Aemilia è anche indagato per una lettera di minacce al sindaco

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REGGIO EMILIA. Dopo la sconfitta nel braccio di ferro amministrativo per il maneggio di Cella – vinto dopo quattro anni di carte bollate dal Comune di Reggio, al quale il Consiglio di Stato ha dato ragione (il maneggio considerato abusivo dei fratelli calabresi è ora da demolire) – si sono concretizzati nuovi guai per Pasquale Brescia, 49 anni, l’imputato di Aemilia che si aggiunge alla schiera degli imputati per ’ndrangheta colpiti da sequestro patrimoniale preventivo.

La Direzione investigativa antimafia di Bologna gli ha sequestrato beni mobili e immobili per oltre 500mila euro.

In esecuzione della proposta della misura di prevenzione del direttore della Dia, Nunzio Antonio Ferla, proposta tempo fa, ieri è scattato il sequestro, su disposizione del Tribunale di Reggio Emilia, e sono stati apposti i sigilli su un immobile a Milano e un automezzo e vari terreni a Cutro (Crotone).

La motivazione è sempre la medesima: sproporzione tra i redditi dichiarati e patrimonio accumulato, vale a dire mettendo a disposizione la propria capacità affaristica e la sua influenza nell’ambito del sistema economico emiliano, Brescia avrebbe permesso di agevolare le attività illegali della ’ndrangheta.

Brescia, arrivato nel 1989 a Reggio Emilia e tuttora residente in via Croci a Cella, era stato arrestato per associazione mafiosa nell’operazione del 29 gennaio 2015; tra coloro che hanno scelto il rito ordinario nel maxiprocesso, è attualmente detenuto nella casa circondariale di Reggio Emilia.

Nell’ordinanza il Gip lo indicava tra i personaggi chiave della ’ndrangheta emiliana, «espressione della consapevole e volontaria partecipazione all’associazione di stampo mafioso».

Brescia compare in Aemilia per il «rapporto con esponenti delle istituzioni e delle forze dell’ordine (utilizzati anche per ottenere il rilascio della concessione del porto d’armi)», come colui che diede la disponibilità ad Antonio Gualtieri per la costituzione di un gruppo di imprese per la costruzione di villaggi turistici, impianti eolici e fotovoltaici in Calabria (che tanta parte hanno in Kyterion, cioè la maxi operazione gemella di Aemilia in Calabria), nella piena consapevolezza del coinvolgimento diretto in tali azioni di Nicolino Grande Aracri, capo cosca di Cutro.

Infine, è stato riscontrato come Brescia si sia messo a disposizione di Giuliano Frijio per il reperimento di voti, nei sensi indicati dalla consorteria, nel corso della campagna elettorale per il sindaco di parma del 2012

Ma Brescia è passato agli onori della cronaca cittadina in quanto ex gestore (tramite la moglie) del ristorante “Antichi Sapori” di Gaida, dove il 21 marzo 2012 si era tenuta l’ormai celebre cena con l’avvocato Giuseppe Pagliani (assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa) e con altre personalità per porre in essere una controffensiva mediatico-politica.

Brescia è stato protagonista anche del colpo di scena non indifferente della lettera al sindaco Luca Vecchi dal carcere, nel febbraio scorso, dove si biasimava il primo cittadino per aver preso le distanze dai cutresi e si nominava la moglie del primo cittadino, tanto da indurre le autorità a mettere Vecchi sotto scorta. Per quella vicenda l’avvocato di Brescia – Antonio Comberiati – che aveva consegnato la lettera nella redazione di un quotidiano reggiano è finito indagato per minaccia aggravata di stampo mafioso e ora la difesa è guidata dall’avvocato catanzarese Gregorio Viscomi.

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