Obiettivo, bloccare gli immobili
“Follow the money”: è il filone che sta seguendo la Dia di Bologna, sempre più impegnata nel paralizzare i beni degli affiliati alla ’ndrangheta. Il primo ad essere preso di mira è stato Francesco...
“Follow the money”: è il filone che sta seguendo la Dia di Bologna, sempre più impegnata nel paralizzare i beni degli affiliati alla ’ndrangheta.
Il primo ad essere preso di mira è stato Francesco Grande Aracri, fratello del boss Nicolino residente a Brescello; in tre tranche, a partire dal novembre 2013, sono stati bloccati tutti gli immobili e le aziende di “Cutrello” per quasi 5,5 milioni di lire, storico sequestro che promette di essere la prima confisca definitiva in Emilia. Uguale sorte hanno subìto Nicolino Sarcone e fratelli (Gianluigi, Carmine e Giuseppe Sarcone Grande), in un blitz a villa Mannaia di Bibbiano che rese inutizzabili beni per 5 milioni di euro. E ancora i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, ex titolari del ristorante “Millefiori” di Montecchio; il loro patrimonio, spesso intestato anche a congiunti, è stato stimato in 10 milioni di euro. Infine Roberto Turrà, al quale gli inquirenti hanno requisito un appartamento, un garage, orologi e gioielli per 180mila euro. Proprio per seguire questo filone sensibile, nel maggio scorso il presidente del tribunale Francesco Caruso ha istituito un collegio ad hoc di tre giudici dedicati all’applicazione di misure di prevenzione patrimoniale antimafia (Angela Baraldi, Antonella Pini Bentivoglio e Virgilio Notari).
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