«Piazza Martiri 7 Luglio al buio, il Comune si muova»
A passeggio con Donatella Prampolini davanti al teatro Valli: «Assessore, ora il park Vittoria è finito. Basta parole»
REGGIO EMILIA. «Illuminazione in centro storico: vogliamo sapere se è un problema di cui vuole farsi carico l’amministrazione comunale e con quale tempistica certa. Non bastano le parole, occorrono fatti». Donatella Prampolini Manzini, presidente di Confcommercio - Imprese per l’Italia Reggio Emilia, riprende il tema del cuore cittadino al buio pesto e della necessità di renderlo vitale e vivibile per i residenti, i frequentatori e le imprese.
Durante una passeggiata in piazza insieme alla Gazzetta, la Prampolini mostra l’incuria: il vialetto pedonale che costeggia il teatro Valli all’oscuro («almeno quattro lampadine bruciate»), la facciata dei Musei civici («su 5 lampadine, una è fuori uso e un’altra con intensità sbagliata»), la superficie del park Vittoria con i pali («che spero diventino punti luce»), soprattutto la piazza rischiarata dal solo faro privato della Banca d’Italia («i progettisti l’hanno fatto apposta? Ma così le panchine i reggiani non le usano»).
Il punto debole di piazza Martiri del 7 Luglio e dell’area intorno al Valli, scarsamente illuminata, era stato ammesso dallo stesso Comune a maggio, quando l’assessore al Centro Storico con delega alla Sicurezza Natalia Maramotti aveva detto che «la luce è uno degli elementi da introdurre al più presto per ridare dignità al cuore pulsante della città».
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Nel dibattito era intervenuto anche il progettista della piazza, il bolognese Mario Nanni, che aveva sottolineato come «da sette anni nessuno ha mai fatto interventi di manutenzione», seguito dalle rassicurazioni del sindaco Luca Vecchi («presto più telecamere e più lampioni»).
Ma l’assessore Maramotti aveva rinviato la partita a quando si sarebbe concluso il cantiere di piazza Vittoria. Ora che il park è di fatto finito, alla luce (è il caso di dirlo) delle «numerose segnalazioni che ci sono pervenute, da parte di residenti, di persone provenienti da fuori provincia, esercenti dell’isolato San Rocco, perfino dalla parrocchia di San Francesco (don Ranza ha sollecitato più volte il municipio)», la Prampolini risolleva la necessità di potenziare l’illuminazione pubblica del salotto buono: «Un problema trasversale, sul quale tutti concordano senza passare ai fatti».
In assenza di risposte, sottolinea la Prampolini, «stavolta abbiamo preferito proporre un interrogativo pubblico affinché la giunta si incarichi della questione, perché a volte questo è l’unico modo».
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Non solo il cantiere infinito di piazza Vittoria è arrivato in dirittura d’arrivo, ma l’inverno incombe, nota la Prampolini: «In estate bene o male l’esagono è animato, i reggiani escono e tirano tardi, c’è più movimento; ma ora alle 17.30 non ci si vede più, c’è alle porte il periodo natalizio, vorremmo che entro dicembre il problema fosse risolto. Se vogliamo rilanciare il cuore della città, se vogliamo che la gente lo frequenti e venga la sera per un aperitivo, per incontrarsi o vedere i negozi, bisogna che anche questa e altre aree siano illuminate correttamente e diano ai frequentatori la sensazione di trovarsi in un luogo accogliente e sicuro».
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Da parte sua, il sindaco Luca Vecchi in passato aveva rimarcato come degrado e insicurezza del parco del Popolo e vie limitrofe non si risolvano illuminando la zona come un campo da calcio. «Certo, le problematiche sono più complesse – ammette Prampolini – però i problemi si devono affrontare partendo dalle cose più semplici e banali, coma appunto l’illuminazione. La zona è di grande pregio e va valorizzata, ma è inutile che si organizzino eventi per ravvivare il centro storico per una serata e poi si trascurino i fondamentali negli altri 364 giorni. Qui manca un fondamentale: la percezione di un ambiente idoneo, accogliente e tranquillo».
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Il che si aggancia al refrain, tornato più volte sulla cresta dell’onda, degli orari “ristretti” dei negozi. «Guardi, i commercianti sono quelli con le antenne più dritte riguardo ai bisogni del consumatore. Oggi gli esercenti si accorgono che dopo un certo orario si potrebbe chiudere perché non c’è passaggio: dalle 18 in poi è il deserto – conclude – Se i reggiani recepissero l’esagono come luogo da vivere, i negozianti sarebbero i primi ad adeguarsi e ad allungare l’orario di apertura. Oggi come oggi questa percezione purtroppo non esiste».
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