«Platani d’oro, quanto denaro pubblico?»
Gli otto alberi importati nel 2007 non potevano crescere. Il M5S fa un esposto alla Corte dei Conti
REGGIO EMILIA. «I cosiddetti “platani d’oro”, gli otto alberi ora in buona salute voluti dalla giunta Delrio in piazza Martiri del 7 Luglio, non potevano crescere, ed è stato necessario spendere ulteriormente in manutenzione per consentire la loro forma naturale». Lo dice Ivan Cantamessi, capogruppo del M5S in Comune, che promette «un esposto alla Corte dei Conti, affinché verifichi le eventuali responsabilità dell’allora sindaco Graziano Delrio, dell’allora assessore Mimmo Spadoni e del dirigente Magnani», mentre i membri della Consulta Verde del Comune (Gioacchino Pedrazzoli e Ugo Pellini) commentano: «Non sarebbe stato più semplice e meno costoso acquistare fin da subito alberi dal portamento naturale come avevamo dichiarato noi allora? Quanto denaro pubblico è stato investito nell’impresa?». Il caso era scoppiato nel 2007, sollevato dal consigliere Mario Monducci e dagli esperti ambientalisti, che ricostruiscono: «Erano stati definiti i “platani d’oro” perché erano costati 72mila euro ed avevano sollevato tante polemiche, oltre che per l’elevato costo, anche per la discutibile scelta botanica. Gli otto alberi erano esemplari di circa 40 anni, fatti arrivare dalla Catalogna, fortemente capitozzati, cioè costretti da una drastica potatura a una forma obbligata; “sono ornamenti d'arredo più che piante, forme vegetali architettoniche”, avevano dichiarato allora gli amministratori per giustificare la spesa».
«Avevano protestato in tanti: il Consorzio Fitosanitario, il preside dell’Istituto Agrario Zanelli, i sottoscritti, membri della Consulta del verde, ma l’amministrazione aveva tirato dritto senza ascoltare niente e nessuno – spiegano ancora Pedrazzoli e Pellini –. A distanza di nove anni compare nel sito degli “Arboricoltori italiani” un’inquietante verità: in tutti questi anni l’amministrazione comunale ha speso altre energie e soldi per “ricostruire” le piante in modo da conferire loro il portamento naturale. Al momento di installare sulla piazza i preziosi esemplari, chi si intende di piante si accorse subito dell’impossibilità tecnica di allevarli, ormai così capitozzati, nella forma obbligata ornamentale vagheggiata da qualche sognatore di arredo urbano. Ha prevalso negli anni successivi, e per fortuna, la competenza di chi ha scelto di operare restituendo ai platani la loro forma di sviluppo naturale». (am.p.)
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