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Sfruttava manodopera clandestina con paghe da fame: arrestato

SAN POLO. Venivano pagati con compensi che oscillavano tra i 15 e i 30 euro con cui dovevano garantirsi le spese per vitto, alloggio e il viaggio per raggiungere l'azienda. Al termine di un controllo...

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SAN POLO. Venivano pagati con compensi che oscillavano tra i 15 e i 30 euro con cui dovevano garantirsi le spese per vitto, alloggio e il viaggio per raggiungere l'azienda. Al termine di un controllo eseguito in una ditta che si occupa di confezionamento di sacchi, i carabinieri hanno arrestato il titolare. In manette, per favoreggiamento della permanenza illegale di clandestini allo scopo di trarre un ingiusto profitto dalla loro condizione di illegalità e per aver dato lavoro a stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno è finito un imprenditore cinese di 40 anni residente a San Polo. L'uomo è stato ristretto a disposizione del sostituto procuratore Valentina Salvi, titolare dell'inchiesta. È stata inoltre sospesa l'attività aziendale perché il 40% della forza lavoro è risultato in nero. I controlli risalgono a ieri mattina alle 9.30, quando i carabinieri, proprio allo scopo di verificare la regolare assunzione dei lavoratori della ditta, in cui soltanto un mese lo stesso imprenditore era stato denunciato per un lavoratore clandestino, hanno fatto un sopralluogo in azienda, constatando la presenza di cinque persone intente a lavorare, tra cui lo stesso proprietario. Due dei cinque presenti sono risultati irregolari perché sprovvisti di permesso di soggiorno. Durante gli accertamenti è emerso che i due clandestini erano retribuiti con una paga tra i 15 e i 30 euro, ovvero in base al numero di sacchi che producevano nella giornata lavorativa. Il compenso infatti era infatti di 20 centesimi a sacco prodotto.

Secondo le stime produttive quantificate dai carabinieri un lavoratore riusciva a produrne una cinquantina, l'altro un centinaio. Ravvisando una vero e proprio sfruttamento dei dipendenti, l'imprenditore è stato arrestato in flagranza di reato. L'attività è stata quindi sospesa immediatamente e al titolare è stata comminata una maxi multa. Denunciati per il reato di clandestinità, i due operai cinesi una 31enne e un 32enne domiciliati a Reggio Emilia.

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