Gazzetta di Reggio

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La denuncia: «Con 18mila case sfitte perché 500 senzatetto?»

di Martina Riccò
La denuncia: «Con 18mila case sfitte perché 500 senzatetto?»

Reggio Emilia, le associazioni alla “Notte dei senza dimora” in piazza Martiri. Nuccia Ciambrone di “Partecipazione”: «Dobbiamo fare qualcosa per aiutarli»

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REGGIO EMILIA. Erano tutti lì, illuminati dalle candele e dalla speranza. «Perché non è possibile che con 18 mila appartamenti sfitti in città ci siano circa 500 persone senza dimora, persone che di notte dormono fuori e che non se ne fanno nulla di una rotonda illuminata davanti alla stazione».

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Questo il mantra che aleggiava in piazza, ripetuto a ogni banchetto. E a ogni banchetto urlato con più forza.

«Abbiamo organizzato la “Notte dei senza dimora” per far sapere ai reggiani che ci sono tante persone in difficoltà – spiega Nuccia Ciambrone di “Libera Partecipazione” – ma anche per dare a chi è senza casa la possibilità di trascorrere una notte insieme, mangiando, dormendo fianco a fianco e condividendo passato ed emozioni». E infatti lo strano accampamento è rimasto nel cuore – buio – della città, fino alle tre di notte. C’erano gli Avvocati di strada e Città Migrante, Amnesty International, Arsave, Emergency, Reggio Children. E poi ancora Jaspora Crew, Reggio Città Aperta, Gruppo laico missionario, Piazza Grande. Le cooperative La Collina, La Quercia e La Vigna distribuivano da mangiare e da bere, “Arte Migrante” regalava libertà d’espressione. Con storie, balli, canti.

C’erano anche i volontari di Associazione Passaparola, che due volte a settimana insegnano italiano agli stranieri. E c’erano gli studenti: qualcuno con la voglia di scappare da Reggio, qualcun altro con la città già impressa nel cuore. «Siamo qui per denunciare che il binomio lavoro-casa è devastante – spiega Paola Mistrali di Passaparola – perché di lavoro non ce n’è e quindi le persone, straniere ma non solo, si possono trovare in strada da un giorno all’altro».

C’erano anche le famiglie sfrattate di via Tonale, che da venerdì non avranno più una casa perché il proprietario del condominio – «Una srl che fa capo a un’impresa funebre di Crotone», sottolinea Silvio Rosati di Adl Cobas – è fallita e la palazzina è stata venduta a un altro.

Tutti a chiedere una cosa soltanto: «Il diritto inviolabile all’abitazione».

 

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