Piazza Vittoria e Piazza Sconfitta
Per sistemarla c'è voluto più tempo che a restaurare il Vaticano
REGGIO EMILIA Confronti. Il restauro della piazza della basilica di San Pietro in Vaticano ha riguardato 88 pilastri, 284 colonne e 140 statue, e sono stati necessari cinque anni di lavoro, dal 2009 al 2014. Invece la costruzione del parcheggio sotterraneo e la sistemazione della piazza della Vittoria di Reggio Emilia è burocraticamente incominciata nel 2005 e deve ancora praticamente finire.
Undici anni, quasi la metà dei quali occupati da un cantiere infinito, travagliato, teatro ipogeo ed emerso di una infinità di colpi di ruspa e di scena.
Ne sanno qualcosa i reggiani e il sistema del commercio, degli uffici, dei servizi, del turismo che hanno dovuto girare intorno a transenne e palizzate, per anni. Buoni testimoni sono gli umarèll che stagione dopo stagione hanno spiato e seguito i lavori in corso, prima nella grande cavità, poi sulla smisurata spianata. Questa impresa di piazza della Vittoria può essere consegnata agli annali di Reggio Emilia come una delle più straordinarie esperienze di grandi e bislunghe opere, ma anche di rimbalzo di responsabilità fra il privato costruttore, il pubblico concedente e la persecuzione astrale, che non esiste.
Se davvero il parcheggio di sotto e la piazza di sopra verranno inaugurati nella prima metà di novembre, cioè nel segno dello Scorpione (che di suo e per chi ci crede è introverso, complesso e testardo), tutto risulterà coerente.
Anche le sorprese, il destino, cioè il fato, che nella nostra civiltà ha largo potere nelle avventure degli uomini.
Un elenco? Non in ordine cronologico, ma alla rinfusa: la presenza di acqua (che altro potrebbe esserci nel ventre della Valpadana?); il rinvenimento di un fumogeno inerte da mortaio; la scoperta dei mosaici romani (che cosa pretendete di scovare sotto una città che reclama la sua fondazione togata, stradale e latina?); l’arrivo delle anatre selvatiche e l’invasione delle zanzare; il ripensamento da tre a due piani interrati; la contrarietà del Premio Nobel Dario Fo; la sofferenza degli alberi del parco vicino; la protesta dei commercianti; le inchieste della procura; e infine il balletto dell’annunciata rinviata annunciata rinviata annunciata rinviata inaugurazione. Piroette che fanno piacere nella città vocata alla danza contemporanea.
Soltanto venerdì scorso l’amministratore di “Reggio Emilia Parcheggi” Filippo Lodetti ha dichiarato alla Gazzetta: «I lavori sono finiti nei tempi previsti. La piazza è attesa? Ne discutevano da trent’anni. Noi l’abbiamo fatta. Per l’inaugurazione, però, bisogna chiedere al Comune. Noi non abbiamo voce in capitolo».
Proprio su questa esperienza che ha paralizzato una porzione del centro della città – dove non ci sono selve di colonne e statue berniniane – il Comune dovrebbe fare i conti sui cantieri futuri e sul necessario cambio di passo. Perché la competenza fornita dagli anni di piazza della Vittoria spiega che cos’è la burocrazia (anche locale), fa aprire gli occhi sulle relazioni tra pubblico e privato, indica che cosa fare e non fare, spiega che cosa c’è nel sottosuolo di questa città. Insomma, sia come sia l’esito del cantiere, questa storia non è da ripetere. Anche perché per un’amministrazione e per una città che fanno del dinamismo e della dinamica i loro motti, piazza della Vittoria è una mezza Sconfitta. Almeno per i suoi tempi, la sua cronologia.
Prossimamente verrà il resto, cioè i tempi e i programmi di utilizzo della piazza nuova per i quali il Comune dovrà davvero varare la sua riforma. Cambiare modalità: ne ha l’occasione. Aprire il corridoio prospettico di piazza della Vittoria non vuol dire allargare piazza Martiri del 7 Luglio con tutte le sue magagne: dal buio incomprensibile anzi no, scientemente pianificato, all’eventuale prolassamento del mercato. Il Comune ha un’occasione per ripensare, riarredare, illuminare, ripopolare questi spazi preziosi, che connettono i teatri, riannettendo finalmente il parco alla città, nonostante il grande ingombro edilizio del nuovo isolato San Rocco (le foto del 1950 dei demoliti Portici della Trinità commuovono).
Venerdì l’assessora Natalia Maramotti, rinviando l’annuncio del giorno dell’apertura al ritorno del sindaco Luca Vecchi dalla missione in Africa, ha proclamato che «quando si inaugurerà, si cercherà di chiamare in piazza i protagonisti, ovvero il popolo». Questa definizione non mi piace. Preferisco città e cittadini, perché danno il senso della consapevolezza, del decoro, della partecipazione. Così sarà davvero una piazza della Vittoria contemporanea.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
